Un nuovo vino si aggiunge alla compagine della Strada del Vino Colli del Trasimeno. Abbiamo pensato di presentarvelo direttamente con le parole del nostro Alessandro, titolare, viticultore e anima della Cantina I Casali del Toppello. 12 domande rapide e senza filtri per conoscere meglio il nuovo DesPassito!
LA SCINTILLA E LA STORIA
- Tutto ha un inizio: qual è stato il preciso momento in cui hai intuito che volevi e potevi creare questo specifico vino?
A: «In realtà sono diversi anni che avevamo questo progetto, abbiamo anche fatto alcuni tentativi negli anni passati con piccolissimi quantitativi; dopo aver cominciato nel 2020 con il nostro primo spumante, un vino “dolce” era quello che mancava per completare la nostra offerta enologica. Le ultime annate, caratterizzate da una forte escursione termica a ridosso della vendemmia, hanno accentuato molto le note aromatiche del Sangiovese e soprattutto del Merlot e abbiamo deciso di puntare così su questi due vitigni.»
- Quale aneddoto divertente o imprevisto puoi raccontarci legato a questa produzione?
A: «Ricordo ancora il primo assaggio in cantina, in pieno inverno. Le note di cacao che si sprigionavano dalle uve Merlot, unite alla consistenza morbida e avvolgente del vino, ci hanno fatto pensare più a una tazza di cioccolata calda in cui tuffare dei churros appena fritti che a un calice di vino. È stato un momento divertente e inaspettato, ma anche una bella conferma di quanto questo vino fosse capace di sorprendere. Da quel giorno, ogni volta che lo assaggio, quella “cioccolata con churros” torna inevitabilmente alla memoria.»
DIETRO LE QUINTE IN CANTINA
- Senza svelarci i segreti del mestiere, qual è stata la sfida più grande che hai affrontato tra la vigna e la bottiglia per questo passito?
A: «Non abbiamo potuto sviluppare l’appassimento in pianta per via della grande presenza di animali in vigna, tra cui soprattutto cinghiali, che avrebbero lasciato ben poco da raccogliere; ad ogni modo, il processo di appassimento dell’uva si è rivelato un’esperienza molto interessante, abbiamo atteso il giusto tempo, fino allo sviluppo di piccole muffe nobili che potessero garantirci il giusto equilibrio fra acidità e dolcezza.»
- Quali sono le scelte di vinificazione e affinamento?
A: «Dopo la raccolta a mano a metà Settembre, abbiamo posto le uve di Sangiovese e Merlot in appassimento sui graticci per circa 2 mesi e agli inizi di Dicembre sono state pressate, la maturazione in acciaio è durata fino all’imbottigliamento avvenuto ai fini di Luglio. Abbiamo optato per un rapido passaggio in acciaio senza affinamenti più lunghi in barriques per preservare il suo fruttato intenso.»
L’ETICHETTA, IL DESIGN E IL LOOK
- L’occhio vuole la sua parte: da dove nasce il nome e qual è il messaggio dietro la grafica dell’etichetta?
A: «Il nome “DES” seguito dalla dicitura “Passito” è un chiaro riferimento alla parola spagnola despacito che significa “lentamente, con molta calma”. È il diminutivo della parola despacio (lento) che si usa per indicare qualcosa da fare in modo molto dolce, delicato e senza fretta, tutte caratteristiche peculiari di questo vino.
Mantenendo la linea grafica delle altre etichette, abbiamo optato per un colore arancio-ambrato che richiama in qualche modo i lentissimi processi naturali di fossilizzazione della resina in ambra. Per fortuna l’appassimento delle uve è molto più rapido…»
- Se dovessi esporre la bottiglia in una galleria d’arte anziché in un’enoteca, accanto a quale opera la metteresti?
A: «Senza dubbio “La Persistenza della Memoria” di Salvador Dalí, un’opera che racconta di come il tempo si dilati, si sciolga e perda consistenza, proprio come accade nelle situazioni vissute con estrema lentezza.
Come in molte opere di Dalí, anche il nostro Passito nasce da una realtà che si lascia sorprendere e trasformare. Dalí rendeva il tempo liquido, sospeso, quasi irreale; questo vino fa qualcosa di simile: concentra nel calice il tempo, il sole e la pazienza, restituendoli in una forma intensa e inaspettata. Un sorso e, per un istante, la realtà può permettersi di essere un po’ surreale.»

ESPERIENZA E ABBINAMENTI
- Qual è il “mood” o la situazione perfetta per stappare questa bottiglia?
A: «La versatilità di questa etichetta è incredibile, anche perché possiamo giocare con le temperature, le stagioni e i momenti. Può essere il miglior alleato per finire una cena romantica, così come un bel regalo per San Valentino, insieme a un mazzo di rose rosse, perfetto in inverno per una maratona della nostra serie tv preferita, abbinato ai tipici tozzetti.
In questa torrida estate lo stiamo servendo qualche grado in meno della temperatura di servizio raccomandata (14-16°C), perfetto per essere assaporato a bordo piscina mentre ci godiamo i nostri bellissimi tramonti umbri.»
- Oltre ai classici abbinamenti della tradizione, qual è l’abbinamento cibo-vino insolito che suggerisci per questo tuo nuovo passito?
A: «Il dolce unito alla struttura del nostro passito trova un connubio perfetto con alcuni piatti speziati della cucina orientale e mediorientale, penso ad esempio al cous-cous di carne, al tajine di manzo con prugne, al pollo al curry o all’anatra alla pechinese.»
- Come spiegheresti a chi dice “i vini dolci non mi piacciono” che il tuo passito è pronto a fargli cambiare idea?
A: «La dolcezza, che è presente ma non invadente, è solo una delle caratteristiche del nostro passito, il cui corpo, la persistenza e la parte aromatica creano un’esperienza sensoriale molto più complessa di un semplice vino dolce. Nella prima settimana di assaggi abbiamo già “convertito” una decina di scettici…»
ALTRE CURIOSITÀ
- Se dovessi descrivere la personalità di questa bottiglia usando solo tre aggettivi, quali sceglieresti?
A: «L’acronimo perfetto è Dolce, Elegante, Seducente (DES appunto).»
- Se questo vino potesse parlare, quali sarebbero i suoi degustatori preferiti?
A: «Chiunque si avvicini al vino con curiosità e mente aperta, lasciandosi guidare dalle emozioni più che dalle aspettative. Persone capaci di cogliere le sfumature, di lasciarsi sorprendere e di trasformare ogni calice in un momento di piacere da condividere. Oltre ovviamente ai fan dell’omonima canzone reggaeton…»
IL GRAN FINALE
- Hai le ultime 5 righe e un solo calice per convincere uno scettico: qual è la tua chiusura ad effetto?
A: «Non chiedo di credermi sulla parola. Chiedo solo di assaggiarlo. Perché un buon passito non ha bisogno di convincerti: ha bisogno di sorprenderti. Lascia che sia il primo sorso a parlare, che la sua dolcezza racconti la sua complessità e che ogni sfumatura faccia vacillare le tue certezze. Perché, a volte, per cambiare idea non servono grandi discorsi: basta un calice, un sorso alla volta.»





