La storia del Lago Trasimeno non è fatta solo di condottieri e papi, ma è profondamente segnata da figure femminili straordinarie: donne di potere, artiste malinconiche, nobildonne visionarie e artigiane geniali che hanno saputo tessere trame di cultura e innovazione sociale. Queste donne, alcune nate qui e altre “rapite” dalla bellezza del lago, hanno lasciato un’impronta indelebile che ancora oggi si respira tra i vicoli dei borghi e le sponde d’argento.

Ecco solo alcune delle protagoniste che hanno fatto la storia del Trasimeno:

1. Maria Maddalena della Corgna: la “Signora” del Marchesato
Zia del celebre Ascanio della Corgna, fu la vera amministratrice occulta del Marchesato di Castiglione del Lago nel XVI secolo. Mentre il nipote era impegnato in battaglie e duelli in tutta Europa, fu Maria Maddalena a gestire la politica interna, l’economia e l’abbellimento del Palazzo Ducale.
A lei si deve l’atmosfera raffinata e colta che trasformò Castiglione in una piccola corte rinascimentale, frequentata da artisti e letterati. Fu una donna di polso, capace di muoversi tra le rigide gerarchie dello Stato della Chiesa.

2. Vittoria Aganoor Pompilij: la Poetessa del Lago
Vittoria Aganoor è forse la figura più poetica e tragica legata al Trasimeno. Di origini armene, si trasferì a Monte del Lago dopo il matrimonio con il deputato perugino Guido Pompilij.
Innamorata perdutamente di questi orizzonti, Vittoria scrisse gran parte delle sue liriche più mature osservando il lago dalla sua villa. Il Trasimeno divenne per lei specchio dell’anima, luogo di ispirazione e, infine, scenario del suo tragico destino: morì a Perugia nel 1910 a causa di un intervento chirurgico, seguita poche ore dopo dal marito che, incapace di vivere senza di lei, si tolse la vita proprio sulla riva del lago.
Villa Aganoor a Monte del Lago resta oggi uno dei luoghi più suggestivi, monumento a un amore assoluto e a una sensibilità letteraria che ha cantato la bellezza del Trasimeno come nessun altro.

3. Eleonora de Mendoza: la Duchessa ribelle
Figura di spicco del Seicento, Eleonora de Mendoza fu Duchessa di Castiglione del Lago e sposa di Fulvio II della Corgna. Di nobili origini spagnole, portò alla corte lacustre il rigore e l’eleganza degli Asburgo, ma anche un temperamento indomito (e anche le prime piccole viti del nostro Trasimeno Gamay).
In un’epoca di intrighi e passaggi di potere, Eleonora cercò con forza di mantenere il prestigio della famiglia, gestendo con intelligenza diplomatica i rapporti tesi con lo Stato della Chiesa. La sua presenza è ancora evocata negli affreschi e nelle sale del Palazzo Ducale di Castiglione, dove il suo gusto internazionale lasciò un segno indelebile.

4. Elena Guglielmi: la nobile visionaria del pizzo 
Agli inizi del ‘900, all’Isola Maggiore, si compì una rivoluzione sociale al femminile. La Marchesa Elena Guglielmi ebbe l’intuizione di portare sull’isola una tecnica di ricamo raffinata, il Pizzo d’Irlanda, per dare lavoro alle donne locali. Elena non si limitò a finanziare la scuola, ma istituì una vera rete commerciale, portando i ricami delle donne del Trasimeno nelle esposizioni di Roma e Parigi, trasformando le umili figlie dei pescatori in artigiane di lusso stimate a livello europeo, con nità e un’indipendenza economica allora impensabili. Ancora oggi, camminando sull’isola, si possono vedere le donne lavorare al tombolo davanti alle porte di casa.

5. Romeyne Robert Ranieri di Sorbello: l’audacia dell’imprenditoria femminile
Nobile di origine anglo-americana, fu una figura chiave dell’imprenditoria femminile in Umbria a inizio ‘900. Villa del Pischiello a Passignano sul Trasimeno, “luogo di delizie” settecentesco con giardino all’italiana, fu sede della Scuola di Ricami Ranieri di Sorbello da lei fondata, un atelier che ha promosso l’emancipazione femminile offrendo lavoro alle donne locali delle zone di Passignano e Tuoro, ottenendo salari, formazione e scuole per i loro figli.

6. Anita Belleschi Grifoni: la pioniera dell’artigianato umbro
Erano gli anni ’20 del secolo scorso quando, a Panicale, Anita ebbe l’intuizione di recuperare e perfezionare un’antica tecnica di ricamo su tulle, fondando la scuola-laboratorio “Ars Panicalensis“. Il suo merito fu duplice, artistico e sociale: trasformando un ricamo semplice in un’arte raffinata, offrì contestualmente a centinaia di donne del borgo l’opportunità di lavorare e rendersi indipendenti.
Oggi il Museo del Tulle di Panicale porta il suo nome, custodendone i disegni originali e i preziosi manufatti.

7. Margherita da Cortona: tra devozione e leggenda
Sebbene vissuta a Cortona, ma nata a Laviano di Castiglione, Santa Margherita è intrinsecamente legata alle sponde del Trasimeno. La leggenda narra che fu proprio tra i boschi che circondano il lago che Margherita ebbe la conversione, dopo il ritrovamento del corpo dell’amante ucciso. Molti dei miracoli a lei attribuiti si svolsero nei borghi rivieraschi, e il suo culto è ancora fortissimo in tutta l’area settentrionale del lago, dove è vista come la protettrice degli umili e di chi cerca riscatto.

8. Anna Fendi: la stilista mecenate
In epoca moderna, non si può non nominare Anna Fendi nel contesto di Greppolischieto. Come abbiamo visto, la stilista ha dedicato gran parte della sua vita e della sua sensibilità estetica al recupero di questo borgo abbandonato.
Il suo contributo va oltre il restauro architettonico, in quanto ha saputo dimostrare come la moda e la conservazione del patrimonio storico possano camminare insieme per ridare vita a luoghi dimenticati.

9. Andreana: la pastorella dei miracoli
A Mongiovino, la figura di Andreana è sospesa tra storia e leggenda. Questa bambina, che nel 1513 portava le greggi al pascolo, fu la testimone dell’apparizione mariana che portò alla costruzione di uno dei santuari più belli d’Italia. La sua figura rappresenta la voce degli “ultimi” che, nel contesto rurale umbro, diventano protagonisti della storia sacra e architettonica della regione.

Le Donne della Pesca: una forza collettiva
Non si può chiudere questa lista senza onorare la memoria collettiva delle donne della pesca, figure che raccontano un lago colto, fiero e instancabile. Oltre ai singoli nomi, la storia del Trasimeno è fatta infatti da migliaia di donne anonime. Per secoli, mentre gli uomini uscivano in barca, sono state loro il motore economico del Trasimeno: rammendavano le reti, pulivano il pesce, lo vendevano nei mercati trasportando pesanti ceste sulla testa fino a Perugia. Una forza silenziosa a cui il Museo della Pesca di San Feliciano rende oggi il giusto e doveroso omaggio dedicando loro ampi spazi.

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La storia del Lago Trasimeno non è fatta solo di condottieri e papi, ma è profondamente segnata da figure femminili straordinarie: donne di potere, artiste malinconiche, nobildonne visionarie e artigiane geniali che hanno saputo tessere trame di cultura e innovazione sociale. Queste donne, alcune nate qui e altre “rapite” dalla bellezza del lago, hanno lasciato un’impronta indelebile che ancora oggi si respira tra i vicoli dei borghi e le sponde d’argento.

Ecco solo alcune delle protagoniste che hanno fatto la storia del Trasimeno:

1. Maria Maddalena della Corgna: la “Signora” del Marchesato
Zia del celebre Ascanio della Corgna, fu la vera amministratrice occulta del Marchesato di Castiglione del Lago nel XVI secolo. Mentre il nipote era impegnato in battaglie e duelli in tutta Europa, fu Maria Maddalena a gestire la politica interna, l’economia e l’abbellimento del Palazzo Ducale.
A lei si deve l’atmosfera raffinata e colta che trasformò Castiglione in una piccola corte rinascimentale, frequentata da artisti e letterati. Fu una donna di polso, capace di muoversi tra le rigide gerarchie dello Stato della Chiesa.

2. Vittoria Aganoor Pompilij: la Poetessa del Lago
Vittoria Aganoor è forse la figura più poetica e tragica legata al Trasimeno. Di origini armene, si trasferì a Monte del Lago dopo il matrimonio con il deputato perugino Guido Pompilij.
Innamorata perdutamente di questi orizzonti, Vittoria scrisse gran parte delle sue liriche più mature osservando il lago dalla sua villa. Il Trasimeno divenne per lei specchio dell’anima, luogo di ispirazione e, infine, scenario del suo tragico destino: morì a Perugia nel 1910 a causa di un intervento chirurgico, seguita poche ore dopo dal marito che, incapace di vivere senza di lei, si tolse la vita proprio sulla riva del lago.
Villa Aganoor a Monte del Lago resta oggi uno dei luoghi più suggestivi, monumento a un amore assoluto e a una sensibilità letteraria che ha cantato la bellezza del Trasimeno come nessun altro.

3. Eleonora de Mendoza: la Duchessa ribelle
Figura di spicco del Seicento, Eleonora de Mendoza fu Duchessa di Castiglione del Lago e sposa di Fulvio II della Corgna. Di nobili origini spagnole, portò alla corte lacustre il rigore e l’eleganza degli Asburgo, ma anche un temperamento indomito (e anche le prime piccole viti del nostro Trasimeno Gamay).
In un’epoca di intrighi e passaggi di potere, Eleonora cercò con forza di mantenere il prestigio della famiglia, gestendo con intelligenza diplomatica i rapporti tesi con lo Stato della Chiesa. La sua presenza è ancora evocata negli affreschi e nelle sale del Palazzo Ducale di Castiglione, dove il suo gusto internazionale lasciò un segno indelebile.

4. Elena Guglielmi: la nobile visionaria del pizzo 
Agli inizi del ‘900, all’Isola Maggiore, si compì una rivoluzione sociale al femminile. La Marchesa Elena Guglielmi ebbe l’intuizione di portare sull’isola una tecnica di ricamo raffinata, il Pizzo d’Irlanda, per dare lavoro alle donne locali. Elena non si limitò a finanziare la scuola, ma istituì una vera rete commerciale, portando i ricami delle donne del Trasimeno nelle esposizioni di Roma e Parigi, trasformando le umili figlie dei pescatori in artigiane di lusso stimate a livello europeo, con nità e un’indipendenza economica allora impensabili. Ancora oggi, camminando sull’isola, si possono vedere le donne lavorare al tombolo davanti alle porte di casa.

5. Romeyne Robert Ranieri di Sorbello: l’audacia dell’imprenditoria femminile
Nobile di origine anglo-americana, fu una figura chiave dell’imprenditoria femminile in Umbria a inizio ‘900. Villa del Pischiello a Passignano sul Trasimeno, “luogo di delizie” settecentesco con giardino all’italiana, fu sede della Scuola di Ricami Ranieri di Sorbello da lei fondata, un atelier che ha promosso l’emancipazione femminile offrendo lavoro alle donne locali delle zone di Passignano e Tuoro, ottenendo salari, formazione e scuole per i loro figli.

6. Anita Belleschi Grifoni: la pioniera dell’artigianato umbro
Erano gli anni ’20 del secolo scorso quando, a Panicale, Anita ebbe l’intuizione di recuperare e perfezionare un’antica tecnica di ricamo su tulle, fondando la scuola-laboratorio “Ars Panicalensis“. Il suo merito fu duplice, artistico e sociale: trasformando un ricamo semplice in un’arte raffinata, offrì contestualmente a centinaia di donne del borgo l’opportunità di lavorare e rendersi indipendenti.
Oggi il Museo del Tulle di Panicale porta il suo nome, custodendone i disegni originali e i preziosi manufatti.

7. Margherita da Cortona: tra devozione e leggenda
Sebbene vissuta a Cortona, ma nata a Laviano di Castiglione, Santa Margherita è intrinsecamente legata alle sponde del Trasimeno. La leggenda narra che fu proprio tra i boschi che circondano il lago che Margherita ebbe la conversione, dopo il ritrovamento del corpo dell’amante ucciso. Molti dei miracoli a lei attribuiti si svolsero nei borghi rivieraschi, e il suo culto è ancora fortissimo in tutta l’area settentrionale del lago, dove è vista come la protettrice degli umili e di chi cerca riscatto.

8. Anna Fendi: la stilista mecenate
In epoca moderna, non si può non nominare Anna Fendi nel contesto di Greppolischieto. Come abbiamo visto, la stilista ha dedicato gran parte della sua vita e della sua sensibilità estetica al recupero di questo borgo abbandonato.
Il suo contributo va oltre il restauro architettonico, in quanto ha saputo dimostrare come la moda e la conservazione del patrimonio storico possano camminare insieme per ridare vita a luoghi dimenticati.

9. Andreana: la pastorella dei miracoli
A Mongiovino, la figura di Andreana è sospesa tra storia e leggenda. Questa bambina, che nel 1513 portava le greggi al pascolo, fu la testimone dell’apparizione mariana che portò alla costruzione di uno dei santuari più belli d’Italia. La sua figura rappresenta la voce degli “ultimi” che, nel contesto rurale umbro, diventano protagonisti della storia sacra e architettonica della regione.

Le Donne della Pesca: una forza collettiva
Non si può chiudere questa lista senza onorare la memoria collettiva delle donne della pesca, figure che raccontano un lago colto, fiero e instancabile. Oltre ai singoli nomi, la storia del Trasimeno è fatta infatti da migliaia di donne anonime. Per secoli, mentre gli uomini uscivano in barca, sono state loro il motore economico del Trasimeno: rammendavano le reti, pulivano il pesce, lo vendevano nei mercati trasportando pesanti ceste sulla testa fino a Perugia. Una forza silenziosa a cui il Museo della Pesca di San Feliciano rende oggi il giusto e doveroso omaggio dedicando loro ampi spazi.

Le grandi Donne del Lago Trasimeno