Paesaggi di vite. Paesaggi di vita. Una giornata per celebrare il paesaggio vitivinicolo italiano.
Prima ancora di essere vigneti, filari e cantine, il paesaggio vitivinicolo è l’espressione di una storia che intreccia lavoro, comunità, saperi e rapporto con la terra. Un patrimonio che racconta non solo come si produce il vino, ma anche il modo in cui le persone hanno abitato e plasmato quei luoghi. È da questa concezione di paesaggio come patrimonio vivo che nasce la prima Giornata del Paesaggio Vitivinicolo Italiano, per il suo valore nell’identità dei territori e come risorsa strategica per lo sviluppo locale sostenibile e per un turismo lento ed enogastronomico di qualità.
C’è un’Italia del vino che va oltre le etichette e le classifiche, ma che si racconta attraverso muretti a secco, radici secolari, suoli vulcanici e microbiomi invisibili. È proprio questa dimensione, che vede la vite trasformarsi in un vero e proprio paesaggio vivente, a essere protagonista di una trasformazione istituzionale e culturale che è destinata a ridefinire l’immaginario dell’enoturismo italiano.
In questo quadro di crescente consapevolezza, la Giornata del 20 Ottobre assume un significato profondo e un nuovo peso culturale. Non si tratta di aggiungere un’ulteriore meta turistica, ma di affermare un principio fondamentale: dove la vite prospera, il paesaggio si mantiene vivo, curato e acquisisce una maggiore resilienza di fronte ai cambiamenti climatici. Un messaggio cruciale, soprattutto nel 2026, quando le estati sempre più intense stanno già ridisegnando le mappe agronomiche del nostro Paese, trasformando questo principio in una necessità impellente.
Le cifre del settore sottolineano l’urgenza di questa visione: l’enoturismo italiano genera oggi 3,1 miliardi di euro, con una previsione di 18 milioni di italiani coinvolti in esperienze legate al vino durante i loro viaggi nel 2026 (con un +4,5 milioni rispetto al 2024). Il paesaggio trasforma la bottiglia in una destinazione, dimostrando che la bellezza tutelata è un asset finanziario a tutti gli effetti. Custodire il paesaggio vitivinicolo non significa congelarlo nel tempo, ma governarne l’evoluzione perché continui a generare ricchezza economica senza perdere la propria anima identitaria. La Giornata del Paesaggio Vitivinicolo si configura, quindi, come un’iniziativa per creare un sistema condiviso, unendo le forze attorno a un linguaggio comune: quello del territorio come patrimonio collettivo. Il paesaggio vitivinicolo italiano non è semplicemente una scenografia rurale, ma un’infrastruttura economica, ecologica e culturale in cui il capitale materiale e il valore simbolico si alimentano a vicenda.

Perché una Giornata del Paesaggio Vitivinicolo Italiano
Il paesaggio vitivinicolo costituisce una componente significativa del patrimonio culturale, ambientale, produttivo e identitario italiano.
In coerenza con la sua mission, Iter Vitis (Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa) ha istituito quest’anno la Giornata del Paesaggio Vitivinicolo Italiano da celebrare il 20 Ottobre, nell’anniversario della firma della Convenzione Europea del Paesaggio, richiamando l’attenzione sul paesaggio quale patrimonio condiviso, espressione delle relazioni tra popolazioni e territori.
L’iniziativa ha lo scopo di:
- accrescere la conoscenza dei paesaggi vitivinicoli italiani e dei patrimoni materiali e immateriali ad essi connessi;
- avvicinare cittadini, visitatori, scuole, istituzioni, imprese e operatori culturali ai territori della vite;
- promuovere la conoscenza delle pratiche, dei saperi e delle tradizioni connesse alla viticoltura;
- rafforzare il coinvolgimento delle comunità, delle istituzioni, del mondo produttivo, della ricerca e della società civile nella loro tutela e valorizzazione;
- promuovere forme di sviluppo locale e di turismo culturale, lento ed enogastronomico coerenti con l’identità dei territori;
- stimolare la riflessione sulle trasformazioni del paesaggio e sulle sfide poste dai cambiamenti climatici;
- costruire progressivamente una rete nazionale capace di mettere in relazione esperienze, competenze e buone pratiche.
La collocazione nel mese di ottobre consente inoltre di valorizzare i territori vitivinicoli al di fuori dei principali periodi di alta stagione, favorendo occasioni di conoscenza e fruizione legate ai ritmi, ai paesaggi e alle comunità rurali.

Il tema dell’edizione 2026: “Paesaggi di vite. Paesaggi di vita.”
Il tema scelto per la prima edizione della Giornata del Paesaggio Vitivinicolo Italiano invita a guardare ai territori della vite non soltanto come luoghi di produzione o come scenari di particolare valore estetico, ma come paesaggi vivi, costruiti nel tempo dall’interazione tra natura e comunità, agricoltura e cultura, lavoro e saperi, memoria e innovazione.
Vigneti, terrazzamenti, borghi, cantine, architetture rurali, vitigni autoctoni, pratiche agricole, tradizioni, produzioni, biodiversità e memoria delle comunità raccontano infatti una relazione profonda tra le persone e i territori. Sono paesaggi di vite, perché la coltivazione della vite ne ha modellato forme, economie e culture, ma sono soprattutto paesaggi di vita, abitati, lavorati, attraversati e continuamente trasformati dalle comunità che se ne prendono cura.
La prima edizione intende quindi porre l’attenzione sulle molteplici dimensioni del paesaggio vitivinicolo, che non coincide dunque con il solo vigneto o con la sua dimensione panoramica, ma comprende l’insieme degli elementi materiali e immateriali che testimoniano il rapporto tra vite, territorio e comunità.
Come custodire e trasmettere alle nuove generazioni i paesaggi della vite e i saperi che li hanno generati? Quale ruolo possono svolgere le comunità nella loro cura e trasformazione? Come conciliare produzione, tutela del territorio e biodiversità con le sfide poste dai cambiamenti climatici? In che modo i paesaggi vitivinicoli possono contribuire alla qualità della vita, all’attrattività dei territori e alla costruzione di nuovi modelli di sviluppo sostenibile?
A queste e ad altre domande la Giornata intende offrire occasioni diffuse di conoscenza, confronto ed esperienza, mettendo in rete istituzioni, enti locali, imprese, università, scuole, associazioni, operatori culturali e turistici e comunità locali. I territori aderenti daranno vita a un programma nazionale diffuso di visite, incontri, cammini, attività educative, laboratori, mostre, esperienze nei vigneti e nei luoghi della cultura della vite e del vino e altre iniziative capaci di raccontare il paesaggio vitivinicolo nelle sue diverse espressioni.
In tutto il nostro Paese, da Pantelleria a Barolo, passando dunque anche per l’Umbria e per il Trasimeno, il vino italiano non è mai stato soltanto nel bicchiere, ma ha sempre trovato la sua vera essenza nel terreno che lo nutre. Imparare a conoscerlo lì è la vera rivoluzione dell’enoturismo del futuro.
“Paesaggi di vite. Paesaggi di vita” è dunque un invito a conoscere, interpretare e custodire un patrimonio che non appartiene soltanto alla storia della viticoltura italiana, ma al presente e al futuro dei territori e delle comunità che lo abitano.
La sfida contemporanea
Il paesaggio vitivinicolo è diventato il vero biglietto da visita del Paese, è l’etichetta visibile prima ancora di stappare la bottiglia. Questo territorio non è però soltanto uno sfondo per fotografie: è una potente infrastruttura di marketing territoriale capace di muovere un turismo ad alto valore aggiunto.
Nel linguaggio della promozione turistica attuale, il paesaggio vitivinicolo risponde inoltre a due delle più grandi urgenze dell’industria del viaggio: la destagionalizzazione e la decentralizzazione. Oltre l’overtourism delle grandi città d’arte, che combattono contro la pressione dei flussi di massa, le Strade del Vino (anche la nostra!) distribuiscono i turisti verso territori interni altrimenti marginali. Il vigneto trasforma la provincia rurale in una destinazione internazionale.
E se il valore materiale si misura in presenze e fatturato, il valore simbolico è ciò che accende il desiderio di viaggiare: il paesaggio del vino attiva leve emotive profonde, il vigneto comunica l’idea di un’umanità che lavora in armonia con la natura, è la promessa di uno stile di vita sano, contemplativo e rigenerante. E poi il vino come ricordo liquido del luogo: nessun altro prodotto agroalimentare è legato al proprio luogo d’origine quanto il vino. Promuovere il paesaggio significa promuovere un’esperienza sensoriale completa: quando il turista acquista una bottiglia una volta tornato a casa non compra solo un fermentato d’uva, ma riattiva il ricordo visivo ed emotivo della collina su cui l’ha degustato.
Il nostro lavoro è anche un’altra sfida futura: quella di evitare la “trivializzazione instagrammabile”, ossia difendere la verità di questo paesaggio. Il rischio di trasformare i territori del vino in parchi a tema per selfie veloci è reale. Promuovere con intelligenza e competenza significa invece narrare la fatica del contadino e le storie delle persone che ci sono dietro le cantine. Solo mantenendo vivo e autentico il legame tra comunità locale e terra, il paesaggio vitivinicolo continuerà a essere il più potente e redditizio ambasciatore dell’Italia nel mondo.




