Le grandi Donne del Lago Trasimeno

La storia del Lago Trasimeno non è fatta solo di condottieri e papi, ma è profondamente segnata da figure femminili straordinarie: donne di potere, artiste malinconiche, nobildonne visionarie e artigiane geniali che hanno saputo tessere trame di cultura e innovazione sociale. Queste donne, alcune nate qui e altre “rapite” dalla bellezza del lago, hanno lasciato un’impronta indelebile che ancora oggi si respira tra i vicoli dei borghi e le sponde d’argento. Ecco solo alcune delle protagoniste che hanno fatto la storia del Trasimeno: 1. Maria Maddalena della Corgna: la “Signora” del MarchesatoZia del celebre Ascanio della Corgna, fu la vera amministratrice occulta del Marchesato di Castiglione del Lago nel XVI secolo. Mentre il nipote era impegnato in battaglie e duelli in tutta Europa, fu Maria Maddalena a gestire la politica interna, l’economia e l’abbellimento del Palazzo Ducale.A lei si deve l’atmosfera raffinata e colta che trasformò Castiglione in una piccola corte rinascimentale, frequentata da artisti e letterati. Fu una donna di polso, capace di muoversi tra le rigide gerarchie dello Stato della Chiesa. 2. Vittoria Aganoor Pompilij: la Poetessa del LagoVittoria Aganoor è forse la figura più poetica e tragica legata al Trasimeno. Di origini armene, si trasferì a Monte del Lago dopo il matrimonio con il deputato perugino Guido Pompilij.Innamorata perdutamente di questi orizzonti, Vittoria scrisse gran parte delle sue liriche più mature osservando il lago dalla sua villa. Il Trasimeno divenne per lei specchio dell’anima, luogo di ispirazione e, infine, scenario del suo tragico destino: morì a Perugia nel 1910 a causa di un intervento chirurgico, seguita poche ore dopo dal marito che, incapace di vivere senza di lei, si tolse la vita proprio sulla riva del lago.Villa Aganoor a Monte del Lago resta oggi uno dei luoghi più suggestivi, monumento a un amore assoluto e a una sensibilità letteraria che ha cantato la bellezza del Trasimeno come nessun altro. 3. Eleonora de Mendoza: la Duchessa ribelleFigura di spicco del Seicento, Eleonora de Mendoza fu Duchessa di Castiglione del Lago e sposa di Fulvio II della Corgna. Di nobili origini spagnole, portò alla corte lacustre il rigore e l’eleganza degli Asburgo, ma anche un temperamento indomito (e anche le prime piccole viti del nostro Trasimeno Gamay).In un’epoca di intrighi e passaggi di potere, Eleonora cercò con forza di mantenere il prestigio della famiglia, gestendo con intelligenza diplomatica i rapporti tesi con lo Stato della Chiesa. La sua presenza è ancora evocata negli affreschi e nelle sale del Palazzo Ducale di Castiglione, dove il suo gusto internazionale lasciò un segno indelebile. 4. Elena Guglielmi: la nobile visionaria del pizzo Agli inizi del ‘900, all’Isola Maggiore, si compì una rivoluzione sociale al femminile. La Marchesa Elena Guglielmi ebbe l’intuizione di portare sull’isola una tecnica di ricamo raffinata, il Pizzo d’Irlanda, per dare lavoro alle donne locali. Elena non si limitò a finanziare la scuola, ma istituì una vera rete commerciale, portando i ricami delle donne del Trasimeno nelle esposizioni di Roma e Parigi, trasformando le umili figlie dei pescatori in artigiane di lusso stimate a livello europeo, con nità e un’indipendenza economica allora impensabili. Ancora oggi, camminando sull’isola, si possono vedere le donne lavorare al tombolo davanti alle porte di casa. 5. Romeyne Robert Ranieri di Sorbello: l’audacia dell’imprenditoria femminileNobile di origine anglo-americana, fu una figura chiave dell’imprenditoria femminile in Umbria a inizio ‘900. Villa del Pischiello a Passignano sul Trasimeno, “luogo di delizie” settecentesco con giardino all’italiana, fu sede della Scuola di Ricami Ranieri di Sorbello da lei fondata, un atelier che ha promosso l’emancipazione femminile offrendo lavoro alle donne locali delle zone di Passignano e Tuoro, ottenendo salari, formazione e scuole per i loro figli. 6. Anita Belleschi Grifoni: la pioniera dell’artigianato umbroErano gli anni ’20 del secolo scorso quando, a Panicale, Anita ebbe l’intuizione di recuperare e perfezionare un’antica tecnica di ricamo su tulle, fondando la scuola-laboratorio “Ars Panicalensis“. Il suo merito fu duplice, artistico e sociale: trasformando un ricamo semplice in un’arte raffinata, offrì contestualmente a centinaia di donne del borgo l’opportunità di lavorare e rendersi indipendenti.Oggi il Museo del Tulle di Panicale porta il suo nome, custodendone i disegni originali e i preziosi manufatti. 7. Margherita da Cortona: tra devozione e leggendaSebbene vissuta a Cortona, ma nata a Laviano di Castiglione, Santa Margherita è intrinsecamente legata alle sponde del Trasimeno. La leggenda narra che fu proprio tra i boschi che circondano il lago che Margherita ebbe la conversione, dopo il ritrovamento del corpo dell’amante ucciso. Molti dei miracoli a lei attribuiti si svolsero nei borghi rivieraschi, e il suo culto è ancora fortissimo in tutta l’area settentrionale del lago, dove è vista come la protettrice degli umili e di chi cerca riscatto. 8. Anna Fendi: la stilista mecenateIn epoca moderna, non si può non nominare Anna Fendi nel contesto di Greppolischieto. Come abbiamo visto, la stilista ha dedicato gran parte della sua vita e della sua sensibilità estetica al recupero di questo borgo abbandonato.Il suo contributo va oltre il restauro architettonico, in quanto ha saputo dimostrare come la moda e la conservazione del patrimonio storico possano camminare insieme per ridare vita a luoghi dimenticati. 9. Andreana: la pastorella dei miracoliA Mongiovino, la figura di Andreana è sospesa tra storia e leggenda. Questa bambina, che nel 1513 portava le greggi al pascolo, fu la testimone dell’apparizione mariana che portò alla costruzione di uno dei santuari più belli d’Italia. La sua figura rappresenta la voce degli “ultimi” che, nel contesto rurale umbro, diventano protagonisti della storia sacra e architettonica della regione. Le Donne della Pesca: una forza collettivaNon si può chiudere questa lista senza onorare la memoria collettiva delle donne della pesca, figure che raccontano un lago colto, fiero e instancabile. Oltre ai singoli nomi, la storia del Trasimeno è fatta infatti da migliaia di donne anonime. Per secoli, mentre gli uomini uscivano in barca, sono state loro il motore economico del Trasimeno: rammendavano le reti, pulivano il pesce, lo vendevano nei mercati trasportando pesanti ceste sulla testa fino a Perugia. Una forza silenziosa a cui il

L’Umbria del Vino 2026: il concorso enologico regionale. Vineria del Carmine, Berioli e Montemelino i nostri vincitori

Un viaggio sensoriale tra tradizioni, territori e grandi interpretazioni enologiche, dove ogni sorso parla di Umbria. C’è un’Umbria che si racconta attraverso il vino. L’Umbria del Vino è l’unico concorso regionale riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste: un palcoscenico d’eccellenza dove tradizione e innovazione si incontrano in ogni calice. Un evento che celebra il territorio, la sua storia e il lavoro di chi, ogni giorno, porta nel calice l’anima dell’Umbria.   Il racconto dell’edizione 2026 Anno dopo anno, questo concorso si conferma una vetrina d’eccezione per il talento e la qualità del territorio. Giunto alla sua quinta edizione, l’evento continua a dare voce ai sogni, alle storie e alle passioni custodite nei calici delle cantine umbre, un racconto fatto di tradizione, visione e amore per la terra, dove ogni etichetta diventa espressione di un’identità autentica e irripetibile.Questa nuova edizione ha celebrato ancora una volta le piccole e medie realtà che rendono l’Umbria un mosaico di eccellenze enologiche, capaci di conquistare i palati e ispirare chi le incontra. Nell‘Umbria del Vino il tempo rallenta, i gesti diventano memoria e ogni sorso racconta la genuinità di una terra che sa accogliere. Tra parole condivise, sorrisi spontanei e silenzi pieni di significato, il vino continua a essere il nostro linguaggio più vero. Perché L’Umbria del Vino non è solo un concorso, ma un viaggio: un invito a scoprire il nostro patrimonio enogastronomico, a portarlo oltre i confini regionali e a vivere l’Umbria attraverso i suoi sapori, i suoi paesaggi e la sua anima. Un’occasione speciale per ritrovare territori, produttori e interpretazioni che rendono unica questa terra.   Cosa c’è davvero dietro alle degustazioni? Dietro ogni assaggio c’è una storia fatta di scelte, attese e dettagli.C’è chi osserva il cielo per mesi, chi controlla le vigne all’alba, chi assaggia, corregge, riprova.C’è la pazienza di lasciare che il tempo faccia il suo lavoro e il coraggio di fermarsi solo quando il vino racconta esattamente ciò che deve.Quando si degusta, non si analizza solo un profumo o un colore: si incontrano il lavoro, la visione e la passione di chi quel vino lo vive ogni giorno.Ogni nota aromatica è un pezzo di percorso, ogni sfumatura è una scelta, ogni sorso è un frammento di territorio.L’Umbria del Vino 2026 celebra proprio questo: la verità dietro il calice.   I soggetti promotori del concorso L’Umbria del Vino è promosso dalla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura dell’Umbria, in collaborazione con la Regione Umbria, le associazioni di rappresentanza degli agricoltori Coldiretti Umbria, Confagricoltura Umbria e Cia Umbria, il 3A Parco tecnologico agroalimentare dell’Umbria, l’Associazione regionale Strade del Vino e dell’Olio dell’Umbria e Confcooperative Umbria.   I pareri e le opinioni Federico Sisti, Segretario Generale della Camera di Commercio dell’Umbria, sottolinea come il vino umbro abbia una grandissima possibilità di imporsi ancora di più sul mercato. La missione è quella di portarlo laddove i consumatori possano apprezzarne le qualità, facendo leva soprattutto sul settore della ristorazione, con l’obiettivo di creare un ponte tra i produttori e i ristoratori attraverso una maggiore presenza dei vini umbri nelle carte dei vini dei ristoranti, prima in Umbria e poi in tutta Italia. Giorgio Mencaroni, Presidente della CamCom, tiene a ricordare come fin dal 2021 l’Umbria del Vino sia stato uno dei pochi concorsi enologici riconosciuto a valenza nazionale dal Ministero delle Politiche Agricole. Quest’anno si è raggiunto il record assoluto in termini di cantine partecipanti e vini proposti, segno evidente di un ampio riconoscimento dei risultati valutati dalla commissione e del suo sapiente lavoro.  È Maurilio Chioccia, enologo e capo panel della commissione, a specificare come vengano rigorosamente seguite delle procedure specifiche per tutelare l’anonimato di tutti i campioni fin dal loro ricevimento in magazzino, dove vengono smistati, coperti e numerati, secondo regole uniformi a livello europeo che garantiscono il corretto svolgimento del concorso. La Commissione di degustazione, composta da 7 membri, esprime le valutazioni su apposite schede secondo il metodo di analisi sensoriale “Union Internationale des Oenologues”. Secondo Pietro Marchi, Presidente AIS Umbria, i concorsi possono contribuire a migliorare la qualità dei vini, e un concorso ben strutturato come questo, valutato da un panel qualificato e sfaccettato (composto da tecnici degustatori, enologi, esperti del settore vinicolo, sommelier, specialisti nell’ambito della comunicazione e della ristorazione), è sicuramente da stimolo per i produttori e deve essere letto come una lente di ingrandimento sui territori e sulle denominazioni. L’Umbria è una terra ricca di varietà di vitigni importanti e identitari che ne costituiscono il patrimonio ampelografico e che quindi raccontano al meglio la nostra regione. Sulla stessa scia, la riflessione di Francesca Granelli, giornalista enogastronomica: «Il vino oggi non è solamente un elemento strutturale della cultura agroalimentare, ma un vero e proprio simbolo e identità di un territorio: è presente nelle tavole, è presente come gesto ricorrente, entra a far parte della storia stessa di una tradizione, di un luogo. Tutto questo ovviamente vale anche per l’Umbria, che ha un grande potenziale agricolo e i cui prodotti sono famosi in ogni parte d’Italia. Il consumatore oggi è molto attento e selettivo, alla ricerca della qualità, dell’unicità e della riconoscibilità dei prodotti; ecco perché i vitigni autoctoni stanno via via prendendo uno spazio sempre più importante, con l’Umbria che beneficia di un buon posizionamento e di un ottimo potenziale.» Costruttiva e di ampio respiro l’opinione di Fabrizio Croce, Assessore al Turismo del Comune di Perugia: «L’amministrazione comunale di Perugia si colloca con grande attenzione e rispetto lungo i percorsi dell’Umbria del Vino. Si tratta di un comparto che rappresenta un pezzo di economia del territorio molto importante, ma soprattutto è un comparto che porta un insieme di saperi, tradizioni, gusti e colori che arricchiscono l’immaginario e quell’enorme patrimonio anche immateriale che rappresenta uno degli elementi di attrazione del nostro territorio. Saremo quindi sempre presenti ai tavoli in cui si cerca di valorizzare questo comparto sia in chiave economica che in chiave turistica.»   CHI SONO I NOSTRI VINCITORI Tra le oltre 57 cantine partecipanti e i 184 vini presentati, tre sono le cantine vincitrici

Sostenibilità e innovazione: la Bandiera Verde Agricoltura CIA 2025 sventola sulla Strada del Vino del Trasimeno

Il Premio Bandiera Verde Agricoltura della CIA, istituito nel 2003, rappresenta uno dei riconoscimenti più prestigiosi nel settore agricolo italiano. Celebra l’eccellenza e l’innovazione delle realtà agricole che si distinguono per sostenibilità, qualità e impegno ambientale. Tra le due uniche aziende umbre premiate a livello nazionale con la Bandiera Verde Agricoltura Italiana c’è la nostra Agricola Casaioli, uno dei fiori all’occhiello della Strada del Vino Colli del Trasimeno, che si è distinta per innovazione e valorizzazione del patrimonio rurale. Nel panorama agricolo, la sostenibilità e l’innovazione sono ormai elementi fondamentali per garantire un futuro prospero e rispettoso dell’ambiente. In questo contesto, il riconoscimento della Bandiera Verde premia le migliori esperienze dell’agricoltura italiana e celebra ogni anno le realtà che si distinguono per innovazione e valorizzazione del patrimonio enogastronomico e rurale. Il premio si propone di incentivare l’adozione di pratiche sostenibili, contribuendo così alla tutela del territorio, alla riduzione dell’impatto ambientale e alla promozione di prodotti di qualità, incoraggiando un’agricoltura più responsabile e rispettosa del patrimonio naturale e culturale del nostro Paese. Il nostro Giacomo Casaioli ha ricevuto il premio durante la solenne cerimonia che si è tenuta lo scorso 6 novembre nella Sala della Regina di Montecitorio a Roma. La sua azienda, situata alle porte di Fontignano, un piccolo borgo a metà strada tra il lago Trasimeno e Perugia, in un terroir già di per sé vocato alla produzione di vini di qualità, è attiva da oltre 20 anni e rappresenta una risposta concreta alle sfide del ricambio generazionale. Negli anni, l’Azienda Casaioli ha saputo infatti evolversi coniugando tradizione, innovazione e sostenibilità. Oggi, alla terza generazione, incarna i valori della ruralità autentica, puntando sulla qualità delle produzioni e sull’integrazione con il territorio. I suoi punti cardine sono l’allevamento della pregiata razza Chianina con alimentazione completamente ogm-free (con animali allevati seguendo il disciplinare I.G.P. “Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale”), la produzione di olio extravergine di oliva, l’ampliamento vitivinicolo avviato proprio da Giacomo nel 2014 con vitigni locali e internazionali, e la gestione di 60 ettari di seminativo per produrre cereali destinati a mangimi. Infine, ma non meno importante, l’uso dell’e-commerce, in particolare con lo shop-online, a rappresentare un ulteriore elemento di successo delle scelte aziendali.Un progetto vincente, in definitiva, dove sapere, tradizione, territorio e nuove tecnologie commerciali digitali sono in un equilibrio perfetto permettendo a Casaioli di essere insignita del prestigioso premio Agri-WEB. La Bandiera Verde va proprio ai candidati che sanno dimostrare concretamente un impegno che va oltre la produzione. I requisiti essenziali includono la storia e le azioni messe in campo. Un riconoscimento nazionale dunque molto importante, quello ricevuto da Giacomo, in quanto il premio CIA nasce come vero e proprio strumento di storytelling per il settore primario, un premio che celebra un’agricoltura innovativa e capace di fare la differenza. Un momento di grande visibilità che permetterà all’Azienda Casaioli di accrescere il suo prestigio, aumentare la sua credibilità sul mercato e attrarre nuovi clienti, grazie anche alla comunicazione e alla promozione legate alla vittoria, quella di un’azienda che fa dell’innovazione una scelta di rispetto, su un territorio che reinventa se stesso. Un’Umbria agricola che non si arrende, che semina futuro, ogni giorno, e che si conferma protagonista non solo della filiera agroalimentare, ma del valore culturale dell’intero territorio.  

I premi ai migliori vini di Corciano Castello diVino 2025

È un verdetto sempre molto atteso, quello che ogni anno a Corciano Castello DiVino decreta i migliori vini del Trasimeno tra quelli proposti dalle cantine partecipanti all’evento, in un percorso sensoriale itinerante tra i suggestivi vicoli del borgo che promuove e valorizza la qualità delle nostre eccellenze vitivinicole. È un momento sospeso tra aspettativa e curiosità, per un racconto che invita chi guarda oltre la bottiglia a riconoscere nel vino una narrazione condivisa, quella di un territorio che sceglie di valorizzarsi insieme, in una mappa ideale che collega terroir, tecnica e passione. I premi 2025 ai vini in concorso sono stati assegnati, sulla base di una degustazione bendata, da una giuria tecnica composta da Jacopo Cossater (giornalista enogastronomico), Giulia Celeschi (Sommelier Degustatore AIS) e Nicole Schubert (caporedattrice alla redazione di Winenews), mentre la giuria popolare dei tanti winelovers partecipanti ai tre giorni dell’evento ha decretato il premio alla miglior cantina partecipante. Ed ecco dunque il podio per ogni categoria, tra ottime riconferme e piacevoli new entries:   Miglior Bollicina: 1) Futura della Cantina Madrevite: un primo posto che riconferma la qualità e l’eccellenza di questo Spumante a base di Trebbiano Spoletino prodotto con Metodo Ancestrale. Un Brut Nature fresco, profondo e cremoso, dal perlage fine e persistente. Un vino iconico con note di frutta bianca e lieviti, che ben si presta ad abbinamenti con preparazioni a base di pesce e carni bianche. Un’etichetta ispirata al Futurismo, un inno alle innovazioni e al dinamismo.2) Mon Père della Cantina Carini: uno Spumante Metodo Classico Brut Nature, Blanc de blancs prodotto 100% da uve Chardonnay. Dal sapore fresco e vivace e dal perlage fine e persistente, ha una spinta floreale inebriante, con sentori di brioche francese, pane appena sfornato, note di agrumi, mela verde e una sottile mineralità. Perfetto abbinato a primi piatti di pesce e crostacei, risotto allo zafferano, fritto all’italiana, tartare di chianina con tartufo nero, ma ideale anche come aperitivo.3) X /Šar/ della Cantina Casali del Toppello: un Metodo Classico DOC Colli del Trasimeno ottenuto anch’esso da uve Chardonnay 100%. Con le sue bollicine dalla grana finissima, lo spumante di Alessandro regala sensazioni che ricordano la brioche francese e il pane appena sfornato, uniti a sentori agrumati e ad una piacevolissima freschezza. Il nome? Una bella curiosità anche questa: Šar significa “dieci” in lingua etrusca.   Miglior Rosso: 1) Oscano della Cantina Carini: un rosso elegante e speziato, risultato di un blend biologico di Trasimeno Gamay e Sangiovese. Al naso, presenta note di frutta rossa e spezie dolci. In bocca è morbido, armonico, pieno, ed elegante. Un abbinamento ideale con primi piatti a base di carne come una lasagna al forno o tagliatelle al sugo d’oca, zuppe di legumi, carne alla griglia, formaggi semistagionati.2) Divina Villa della Cantina Duca della Corgna: un Trasimeno Gamay in purezza (100% Grenache) color rosso rubino con profondi toni violacei, dal profumo di frutta fresca di sottobosco e spezie fini. Un rosso intenso ideale su carni bianche salsate e selvaggina di piccola taglia.3) Trasimeno Gamay della Cantina Pucciarella: la nostra Grenache in grande spolvero dato che anche al terzo posto troviamo un altro Trasimeno Gamay 100%. Dal colore rosso rubino tendente al porpora, al naso sprigiona fragranti note di frutta rossa, come lampone e fragola, e profumi di erba appena tagliata, con chiusura su sentori floreali di garofano. In bocca è fresco e appagante.   Miglior Rosato: 1) Rosato della Cantina Poggio Santa Maria: un Sangiovese DOC con delicate note di fragola, prugna, marasca, rosmarino, salvia e pepe rosa. In bocca risulta sapido e fresco, per un ottimo abbinamento con sughi di pesce di lago e carne di maiale.2) Martavello della Cantina Duca della Corgna: un rosato ottenuto da uve 100% Trasimeno Gamay, dal colore rosa brillante con leggere sfumature violacee. Profumi intensi di rosa e frutti rossi, con una delicata presenza di spezie mediterranee. Un rosé dal sapore fresco, minerale, sapido e persistente.3) Le Cupe della Cantina Carini: sentori di ribes, melograno, pompelmo e lamponi per questo fragrante rosato ancora una volta 100% Trasimeno Gamay. Colore affascinante, rosa tenue molto luminoso. Ideale su antipasti e primi piatti di verdure dell’orto o di pesce, carpacci di chianina o tartàre di tonno.   Miglior Bianco: 1) Il ReMinore della Cantina Madrevite: un Trebbiano Spoletino fresco, vibrante, profondo e con la spiccata complessità tipica del vitigno. Al naso, la presenza di frutti bianchi e agrumi è arricchita da raffinate note minerali. Abbinamento ideale per antipasti e preparazioni a base di pesce e carni bianche.2) Poggio Canneto della Cantina Carini: un “must sempreverde” ottenuto con un blend di Chardonnay e Pinot Bianco. Dal profumo ricco e ampio di frutta bianca e miele di acacia, ha un sapore secco, armonico ed elegante. Un bianco fine e complesso ideale da abbinare a torte rustiche di verdure, preparazioni a base di pesce nobile e carni bianche.3) Arsiccio della Cantina Pucciarella: uno Chardonnay in purezza con una carica olfattiva e gustativa di particolare pregio. Sprigiona profumi intensi e persistenti di frutta fresca esotica, come papaya, ananas, mela gialla, ed una piacevole nota boisé. Asciutto, caldo e armonico, ben si presta come vino a tutto pasto.   Premio come Miglior cantina partecipante 2025 assegnato dalla giuria popolare alla Cantina Carini!   Tra degustazioni guidate, piatti tipici in taverna, street food, arte, musica, masterclass tematiche, convegni, sport e iniziative benefiche, Corciano si è riconfermata il salotto buono del weekend per mettere in mostra le nostre migliori eccellenze. Qui, le etichette più rappresentative del Lago Trasimeno hanno trovato uno spazio naturale, intimo eppure dinamico, capace di coniugare raffinatezza e spontaneità.L’atmosfera coinvolgente di Corciano, uno dei nostri Borghi più belli d’Italia, ha fatto dunque ancora una volta da cornice perfetta ad una delle manifestazioni più importanti del panorama regionale in ambito enoturistico, per un invito che si rinnova di anno in anno a guardare oltre il calice e a riconoscere in ogni sorso un dialogo con il territorio.

Strada del Vino on the road: i vini del Trasimeno in trasferta in Toscana

Chiuso un evento, eravamo già in preparativi per il successivo! Il 10 Agosto scorso abbiamo infatti varcato di un po’ i confini regionali e siamo stati ospiti in occasione di Calici di Stelle 2025 nella suggestiva location della Fortezza di Poggibonsi, per far conoscere i nostri vini agli amici toscani. Il Comune di Poggibonsi, in piena Val d’Elsa, quest’anno ha infatti scelto la nostra Strada del Vino come ospite speciale! I vini delle nostre cantine hanno fatto bella mostra di sé lungo i suggestivi camminamenti della Fortezza Medicea, in una città di importanza strategica dal punto di vista dell’enoturismo, dato il suo storico indissolubile legame al mondo del vino. Una località che non è infatti solo un punto di passaggio per turisti in cerca di bellezze artistiche e paesaggistiche, ma anche un vero e proprio scrigno di tradizioni vinicole in grado che attrae ogni anno numerosi winelovers e che la rende a pieno titolo una meta ambita per amanti del vino provenienti dall’Italia e dall’estero. Abbiamo trovato un’accoglienza calorosa, grazie al sindaco Susanna Cenni e all’assessore al turismo Lisa Valiani (sotto in foto con la nostra Beatrice) che ci hanno fatto una gradita visita presso il nostro stand, ma soprattutto grazie all’impegno impeccabile e professionale degli amici sommelier della FISAR Val d’Elsa, con cui avevamo iniziato un rapporto di collaborazione durante la scorsa edizione di “Calici e Tulipani” a Castiglione del Lago. Partecipare a questo evento ha dunque rappresentato per noi un’importante vetrina in un territorio così vicino e tanto frequentato dagli appassionati di buon vino. Poter entrare in contatto con un bacino di utenza così importante è stata una preziosa occasione per la promozione delle nostre eccellenze, raccontare le loro storie e le esperienze da vivere intorno al Lago Trasimeno.

Racconti del Trasimeno – Cinque storie da una terra di mezzo

Cinque storie, un solo racconto: quello del Trasimeno, della sua gente, delle sue tradizioni e della sua bellezza senza tempo. Il docufilm “Racconti del Trasimeno – Cinque storie da una terra di mezzo” porta sullo schermo l’anima di questo luogo intrecciando le voci di chi lo vive ogni giorno, restituendone l’identità più autentica. Diretto da Gabriele Pampanelli e scritto da Giovanni Dozzini, il film racconta il lago e il suo territorio attraverso appunto cinque storie di vita, tra antiche tradizioni, mestieri, passione per la natura e radici profonde.Un progetto promosso dall’Unione dei Comuni del Trasimeno che è più di un semplice docufilm: è un omaggio al territorio, alla gente che lo abita e che lo ha scelto, è un viaggio emozionale che invita alla scoperta di una terra ricca di storia e di vita. Ora disponibile online, è pronto a trasmettere la bellezza del Trasimeno a chiunque voglia lasciarsi incantare. La prima assoluta di questo viaggio cinematografico è andata in scena il 3 Aprile al Nuovo Cinema Caporali nel Comune di Castiglione del Lago. Il sipario di apre sul palcoscenico del Teatro dell’Accademia di Tuoro sul Trasimeno, per poi assistere a 22 minuti di immagini suggestive ed evocative. La voce narrante viene intervallata dalle testimonianze e dai racconti di Anna Gattobigio, vignaiola, enologa e sommelier, Ettore Vignali, pescatore del Trasimeno, Margherita Belaief, operatrice culturale, Filippo Covarelli, istruttore di KiteSurf, e Silvia Rey, guida cicloturistica di mountain bike. Dice Stefano Baffetti, attore e voce guida:“Il Trasimeno è uno specchio, con la sua luce, la sua aria e la sua particolare trasparenza. Riflette i volti delle persone che lo abitano, le mani che lo lavorano e le voci che lo raccontano. Chi nasce qui non se ne va, o se se ne va poi ritorna, anche solo per poco, ma ritorna.Storie di acqua, di luce, di terra, tra passato e presente, per incontrare chi ha fatto di questo posto lo splendore che è.La pietra gialla delle piazze, la luce tra le scalinate e gli archi, il profilo dei campanili, e le ombre che scappano tra i passi, sotto le gambe, sotto i bicchieri del caffè. Nello sterminato mondo, andare a misurare la bellezza, per chi è nato in un posto così, viene meglio. Non dico che sia facile, ma secondo me viene meglio. E anche per chi parte da molto lontano, la cosa che conta di più è dove scegli di stare. E stare al lago, certe volte, è la scelta più facile di tutte.” In apertura del docufilm, c’è peraltro proprio la nostra Anna della Vitivinicola il Poggio, che racconta il suo amore e la sua passione per il vino: “Come lavoro faccio il vino, un lavoro bellissimo. La trasformazione dell’uva in mosto e del mosto in vino è veramente una magia molto affascinante. Fare vino significa tante cose: è dare gioia alle persone, perché quando assaggi un vino è un’emozione che entra dentro di te, è passione, è amore, è sacrificio, è imprevedibilità, è arte, è fantasia… è tanta roba. Il Trasimeno è arte, cultura, enogastronomia, paesaggi bellissimi, pace, tranquillità, armonia… qui ti senti veramente in armonia. Sono molto felice di essere nata, cresciuta e vissuta sempre qui perché il Trasimeno è un posto che ti permette di vivere, ma ti permette di vivere come vuoi tu. A volte penso che se nella mia vita avessi vissuto in una città, probabilmente tutte queste cose non le avrei potute fare.”   “Racconti del Trasimeno” è ora disponibile online con audio in italiano e sottotitoli in italiano e inglese a questo link.Lasciati ispirare dal Trasimeno, una terra da vivere e raccontare! Buona visione!

L’Umbria affonda le sue “radici” al Vinitaly 2025

Dal 6 al 9 Aprile alcune delle nostre cantine saranno al Vinitaly per rappresentare al meglio il vino del Trasimeno. Nello spazio collettivo regionale al Padiglione 2 troverete Pucciarella, Duca della Corgna e Madrevite, mentre al Padiglione 9 ci sarà Pomario.  Al più grande appuntamento del settore, l’Umbria celebra il radicamento delle cantine nel territorio, un territorio ricco di proposte che offre slanci sempre nuovi. Il concept “Radici” guiderà la lettura visiva attraverso un allestimento evocativo di grandi immagini lungo 1000 mq, enfatizzando il legame tra storia, paesaggio e prospettive future. Un racconto culturale, identitario e progettuale tra biodiversità, tecniche produttive e suggestive tracce storico-archeologiche delle produzioni vitivinicole, una chiave interpretativa potente per valorizzare l’identità umbra che coniuga ricerca, promozione e orgoglio territoriale. Un ponte tra scienza, storia e marketing del vino, capace di parlare al pubblico internazionale. Il fitto programma di iniziative nell’area Umbria, che si affianca ed arricchisce l’area espositiva dedicata ai produttori, prevede degustazioni tecniche, prestigiose verticali, tavole rotonde sull’enoturismo, walk-around tasting, focus e approfondimenti sulle nostre eccellenze enogastronomiche. Appuntamento speciale per gli amanti del nostro lago, lunedì 7 Aprile quando sarà il turno del pesce d’acqua dolce del Trasimeno, protagonista di un itinerario enogastronomico che unisce biodiversità e tradizione.Per tutta la durata del salone, sarà anche possibile accedere all’Enoteca regionale per degustare una selezione di vini delle cantine umbre aderenti. Un’occasione preziosa, dunque, di posizionamento strategico del brand Umbria nel panorama fieristico internazionale, ma anche di incontro e confronto con il grande pubblico e le istituzioni.

L’Umbria del Vino 2025: il concorso enologico regionale. Berioli e Montemelino i nostri vincitori

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Il vino è la voce di una terra che parla attraverso il suo sapore, il suo profumo e il suo colore.Bevi un vino e bevi la sua terra. Un viaggio sensoriale alla scoperta di paesaggi, tradizioni e storie che in Umbria si intrecciano da secoli.Ogni calice che solleviamo è il frutto di passione di e una connessione che va oltre il raccolto: è il cuore dell’Umbria in ogni sorso.   L’Umbria del Vino è l’unico concorso enologico regionale riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali dedicato ai vini prodotti nella nostra Regione. Un evento che celebra l’eccellenza vinicola di una terra straordinaria, dove ogni calice racconta storie di passione, tradizione e innovazione. Un viaggio tra sapori unici dove il vino non è solo un prodotto, ma un’esperienza da vivere e condividere. Un viaggio che vuole portare il nostro straordinario patrimonio enogastronomico sulle tavole del mondo, accendendo una luce sulla bellezza dell’Umbria e favorendo un turismo che sappia immergersi nella nostra terra, respirarne l’essenza e gustarne le eccellenze. Questo concorso, arrivato quest’anno alla sua quarta edizione, è dunque un omaggio al talento e alla dedizione delle nostre piccole e medie realtà che plasmano un’identità unica, capace di incantare i palati e di nutrire l’immaginario dei consumatori. Ne troviamo conferma nelle parole del Presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, secondo cui l’intento del concorso è proprio quello di creare uno strumento che possa contribuire a favorire la conoscenza e l’apprezzamento dei nostri vini da parte dei consumatori e gettare le basi per rafforzarne la presenza nei mercati nazionali e internazionali. Un percorso volto quindi alla valorizzazione dell’attività delle cantine umbre che si stanno caratterizzando per la grande vitalità nel settore enologico nazionale, consapevoli del fatto che la diffusione del patrimonio enogastronomico di eccellenza del territorio, di cui il vino è componente essenziale, costituisce una spinta allo sviluppo del turismo che possa esprimersi anche attraverso forme capaci di generare un coinvolgimento legato a fattori emozionali come l’enoturismo.Gli stessi addetti ai lavori indicano la nostra regione come un territorio che, seppur di piccole dimensioni, ha saputo organizzare un’offerta di qualità che nulla ha da invidiare a quanto presentato da realtà più grandi e celebri.   I premi del concorso e i pareri della commissione Il concorso prevede le seguenti categorie di prodotto: vino bianco, vino rosso, vino rosato, vino spumante di qualità, vino frizzante, vino dolce.Oltre ai vincitori di categoria, il concorso premia l’eccellenza del vino umbro con altri tre riconoscimenti speciali: Premio Giovane Imprenditore, per il produttore under 40 con il vino dal punteggio più alto; Premio Impresa al Femminile, per l’azienda a guida femminile con il vino più premiato; Premio Vino Biologico, riconoscimento al miglior vino bio certificato in gara. A partire dal 22 Gennaio, enologi, sommelier e giornalisti enogastronomici hanno dunque assaggiato i prodotti delle cantine umbre, espressioni di tutto il territorio regionale. La Commissione di degustazione, composta da 7 membri e guidata dal Presidente di AssoEnologi Riccardo Cotarella, ha espresso le valutazioni su apposite schede secondo il metodo di analisi sensoriale “Union Internationale des Oenologues”. Ma quali sono state le prime impressioni durante le sessioni di degustazione?Secondo l’enologo Maurilio Chioccia, membro della commissione, è un’Umbria che cresce: c’è più consapevolezza nella produzione, nella conduzione della vigna e nella preparazione dei prodotti, tutti aspetti che porteranno la nostra regione ad avere più successo sul mercato negli anni futuri: pur trovandoci in un momento storico un po’ particolare nei consumi, laddove c’è qualità essa sarà premiata e riconosciuta. Francesca Granelli, giornalista enogastronomica, sottolinea come la posizione del vino umbro nel panorama nazionale abbia recentemente registrato un’enorme crescita, in particolare nell’epoca post-covid, legata al maggiore interesse del turista nei confronti dell’enogastronomia e dei prodotti tipici; ed è proprio questa tipicità il punto di forza della nostra produzione regionale. Di ampio respiro territoriale è il parere è l’AIS, per voce di Pietro Marchi, presidente regionale dell’Associazione Italiana Sommelier: un vino, quello umbro, che rispetta sempre di più, oltre al livello qualitativo molto alto, la richiesta attuale del mercato che chiede dei vini più semplici, di minore struttura e più facili da bere. Federico Sisti, Segretario Generale della CamCom dell’Umbria, conferma come il vino umbro sia un testimonial perfetto per il nostro territorio, il frutto del lavoro dei viticoltori capace di rappresentare al meglio questa meravigliosa regione. Il concorso L’Umbria del vino è una preziosa opportunità di confronto a cui possono partecipare tutti i produttori umbri, non tanto per individuare chi è il migliore, quanto per aumentare la qualità. Pier Paolo Chiasso, enologo e winemaker dell’anno 2025, evidenzia come il vino sia da considerarsi inoltre come un vero e proprio ambasciatore che racconta i territori in cui viene fatto: in questo senso non è più solo una bevanda che rallegra le nostre tavole, ma un elemento dall’alto valore culturale. I soggetti promotori del concorso L’edizione 2025 dell’Umbria del Vino è promossa dalla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura dell’Umbria, in collaborazione con la Regione dell’Umbria, l’Associazione Strade del Vino e dell’Olio dell’Umbria, Coldiretti Umbria, Confagricoltura Umbria e Cia Umbria, il 3A Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria e Confcooperative Umbria.   CHI SONO I NOSTRI VINCITORI Tra le oltre 50 cantine partecipanti e i 160 vini presentati, nel corso della conferenza stampa del 28 Febbraio sono stati comunicati i nomi dei vincitori per l’anno 2025: tra le nostre cantine associate ci sono Berioli (Magione) e Montemelino (Tuoro sul Trasimeno)! I vini sono stati svelati durante la cerimonia di premiazione dell’11 Marzo:  “CRISTINA” Metodo Classico Pas Dosé, Cantina Berioli2° Classificato Categoria Spumanti di QualitàUn vino spumante di classe per festeggiare ogni occasione importante.• Vitigno: Chardonnay (100% Blanc de blancs)• Colore: paglierino brillante, perlage fine e persistente. • Profumo: al naso esprime delicate sensazioni di lievito e crosta di pane, frutta tropicale a polpa gialla e una leggera nota floreale. • Gusto: al palato presenta una piacevole freschezza in perfetta sinergia con l’elegante mineralità. Spuma avvolgente e vellutata. Piacevolmente equilibrato con finale energico e leggermente sapido.• Gradazione alcolica: 12,5% vol.• Abbinamenti consigliati: ideale

Franco Rasetti: l’umbro che disse No alla bomba atomica. Un umbro illustre tra i famosi ragazzi di via Panisperna

Ci sono eroi dell’umanità spesso dimenticati dagli uomini e dalla storia, uomini che hanno rifiutato di barattare la propria coscienza con il denaro, con la fama ed il potere, seppur consapevoli che nella grande storia si ricorda più spesso il vincitore di una battaglia piuttosto che uno scienziato che ha detto No ad un progetto di morte. Uno di questi eroi è Franco Rasetti, il fisico nucleare che a metà degli anni Venti lavorò a fianco di Enrico Fermi al Regio Istituto di Fisica di Roma in quel gruppo di giovani scienziati che diventerà famoso con il nome de “i ragazzi di via Panisperna”, menti eccelse che con i loro studi sull’atomo consentiranno a Enrico Fermi di essere insignito nel 1938 del premio Nobel per la Fisica. Ma proprio quando la fama e il successo premiavano le scoperte di questo gruppo di scienziati, Franco Rasetti, chiamato a partecipare da Fermi al progetto Manhattan nel quale si sarebbe sperimentato l’uso militare dell’energia atomica, si rese probabilmente conto dell’immenso danno all’umanità che si sarebbe potuto causare con il distorto uso delle loro scoperte. Fu allora che disse No al suo maestro, consapevole che con questo suo rifiuto avrebbe rinunciato per sempre agli onori accademici e ad un posto di rilievo nella storia della scienza. Eppure oggi non abbiamo dimenticato chi ha messo la pace ed il progresso al primo posto della scala dei suoi valori. Profondamente turbato dopo le bombe sganciate nel 1945 su Hiroshima e Nagasaki, lo scienziato dichiarò: «La fisica ha venduto l’anima al diavolo e non avrei mai pensato che uomini con cui avevo collaborato potessero costruire armi di distruzione di massa».Rasetti muore all’età di 100 anni, dopo una vita dedicata alla scienza e alla natura, un lungo arco temporale vissuto con la serena coscienza di aver fatto il bene dell’umanità. Ecco dunque che il suo paese natale, Pozzuolo Umbro di Castiglione del Lago, ha voluto realizzare un museo all’interno di Palazzo Moretti come tributo al suo ragazzo di via Panisperna. In questo luogo, non sono raccolte soltanto le memorie dell’illustre scienziato, ma alcuni suoi concittadini hanno voluto donare le loro collezioni in segno di gratitudine verso lo studioso che diede l’esempio di come la scienza dovrebbe essere sempre al servizio dell’uomo e della natura.Il percorso museale è stato allestito dall’Associazione Franco Rasetti. Nell’archivio storico sono conservati anche i disegni originali che utilizzava per classificare i fossili del periodo cambriano, una collezione di fossili marini che testimoniano la presenza del Mar Tirreno nei pressi del Trasimeno, una raccolta di piante officinali della zona collinare del lago, un’esposizione di antichi mestieri in movimento, nonché una lettera del Cardinal Pacelli che perorò la causa di Rasetti. “La contemplazione delle meraviglie della natura,una montagna, un fiore, un insetto o un fossilemi hanno dato un piacere non inferiore all’ammirazionedelle creazioni mentali della matematica e della fisica”.[Franco Rasetti]

Premio Letterario “Racconti intorno al Vino” 2025͏‌

Amanti della lettura e del buon vino, ecco un concorso letterario che fa al caso vostro! Iscrizioni fino al 30 aprile e 5 premi a disposizione. Al via la quinta edizione del concorso letterario “Racconti intorno al vino”, indetto dall’Associazione Nazionale Città del Vino.Dopo il successo delle passate edizioni, 5 saranno i premi a disposizione per l’anno in corso. Il concorso si pone come sempre l’obiettivo di promuovere, attraverso la scrittura, la cultura del vino e il racconto dei territori e dei loro personaggi che di questa cultura sono i custodi.Il fil rouge 2025 sarà “La migrazione italiana in Italia e all’estero: storie di vini e di persone“. Moltissimi sono i personaggi che una volta emigrati all’estero hanno creato aziende e prodotto vini eccellenti dall’altra parte del mondo, così come nel panorama della migrazione interna italiana, tanti uomini in cerca di fortune e di lavoro si sono portati dietro il vino di casa e hanno realizzato vigneti e cantine nei nuovi luoghi di vita. Un tema profondo che si apre anche verso confini internazionali. Ogni autore può inviare al massimo un racconto, dalla lunghezza complessiva tra le 15.000 e le 40.000 battute (spazi compresi), con testi inediti redatti in lingua italiana. Gli elaborati andranno inviati via email entro il 30 aprile 2025 a nepi@cittadelvino.com Una giuria composta da personalità autorevoli designerà le 5 opere vincitrici, quattro provenienti dall’Italia e una proveniente dell’estero. I cinque vincitori riceveranno 4 premi da € 500 e 1 premio internazionale da 500 € con rimborso spese di viaggio all’estero per un massimo di € 1.500 (con possibilità di ampliamento del numero dei premi con eventuali menzioni o altri riconoscimenti).La cerimonia di premiazione si terrà tra fine Settembre e inizio Ottobre nell’ambito della Convention d’Autunno delle Città del Vino che avrà luogo nella zona dei Castelli Romani. La stampa di un’antologia cartacea sarà curata dalla casa editrice Jolly Roger, che si occuperà anche della distribuzione nazionale del libro che nascerà dalla pubblicazione dei racconti selezionati. Questa quinta edizione del concorso è indetta in memoria di Nino D’Antonio, docente universitario di letteratura, scrittore e giornalista, Ambasciatore delle Città del Vino, associazione per la quale nel corso degli anni ha collaborato scrivendo libri, articoli, ritratti di personaggi, storie di territori e di vini con una straordinaria capacità narrativa e una riconosciuta e dotta eloquenza. * * * * * * * * Per maggiori informazioni:Giulia Nepi Tel 0577.353144 / nepi@cittadelvino.com