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  • Nuovo arrivo in Cantina: Intervista ad Alessandro per il nuovo vino DesPassito dei Casali del Toppello

    Nuovo arrivo in Cantina: Intervista ad Alessandro per il nuovo vino DesPassito dei Casali del Toppello

    Un nuovo vino si aggiunge alla compagine della Strada del Vino Colli del Trasimeno. Abbiamo pensato di presentarvelo direttamente con le parole del nostro Alessandro, titolare, viticultore e anima della Cantina I Casali del Toppello. 12 domande rapide e senza filtri per conoscere meglio il nuovo DesPassito!


    LA SCINTILLA E LA STORIA

      • Tutto ha un inizio: qual è stato il preciso momento in cui hai intuito che volevi e potevi creare questo specifico vino?

      A: «In realtà sono diversi anni che avevamo questo progetto, abbiamo anche fatto alcuni tentativi negli anni passati con piccolissimi quantitativi; dopo aver cominciato nel 2020 con il nostro primo spumante, un vino “dolce” era quello che mancava per completare la nostra offerta enologica. Le ultime annate, caratterizzate da una forte escursione termica a ridosso della vendemmia, hanno accentuato molto le note aromatiche del Sangiovese e soprattutto del Merlot e abbiamo deciso di puntare così su questi due vitigni.»

        • Quale aneddoto divertente o imprevisto puoi raccontarci legato a questa produzione?

        A: «Ricordo ancora il primo assaggio in cantina, in pieno inverno. Le note di cacao che si sprigionavano dalle uve Merlot, unite alla consistenza morbida e avvolgente del vino, ci hanno fatto pensare più a una tazza di cioccolata calda in cui tuffare dei churros appena fritti che a un calice di vino. È stato un momento divertente e inaspettato, ma anche una bella conferma di quanto questo vino fosse capace di sorprendere. Da quel giorno, ogni volta che lo assaggio, quella “cioccolata con churros” torna inevitabilmente alla memoria.»


        DIETRO LE QUINTE IN CANTINA

          • Senza svelarci i segreti del mestiere, qual è stata la sfida più grande che hai affrontato tra la vigna e la bottiglia per questo passito?

          A: «Non abbiamo potuto sviluppare l’appassimento in pianta per via della grande presenza di animali in vigna, tra cui soprattutto cinghiali, che avrebbero lasciato ben poco da raccogliere; ad ogni modo, il processo di appassimento dell’uva si è rivelato un’esperienza molto interessante, abbiamo atteso il giusto tempo, fino allo sviluppo di piccole muffe nobili che potessero garantirci il giusto equilibrio fra acidità e dolcezza.»

            • Quali sono le scelte di vinificazione e affinamento?

            A: «Dopo la raccolta a mano a metà Settembre, abbiamo posto le uve di Sangiovese e Merlot in appassimento sui graticci per circa 2 mesi e agli inizi di Dicembre sono state pressate, la maturazione in acciaio è durata fino all’imbottigliamento avvenuto ai fini di Luglio. Abbiamo optato per un rapido passaggio in acciaio senza affinamenti più lunghi in barriques per preservare il suo fruttato intenso.»


            L’ETICHETTA, IL DESIGN E IL LOOK

              • L’occhio vuole la sua parte: da dove nasce il nome e qual è il messaggio dietro la grafica dell’etichetta?

              A: «Il nome “DES” seguito dalla dicitura “Passito” è un chiaro riferimento alla parola spagnola despacito che significa “lentamente, con molta calma”. È il diminutivo della parola despacio (lento) che si usa per indicare qualcosa da fare in modo molto dolce, delicato e senza fretta, tutte caratteristiche peculiari di questo vino.
              Mantenendo la linea grafica delle altre etichette, abbiamo optato per un colore arancio-ambrato che richiama in qualche modo i lentissimi processi naturali di fossilizzazione della resina in ambra. Per fortuna l’appassimento delle uve è molto più rapido…»

                • Se dovessi esporre la bottiglia in una galleria d’arte anziché in un’enoteca, accanto a quale opera la metteresti?

                A: «Senza dubbio “La Persistenza della Memoria” di Salvador Dalí, un’opera che racconta di come il tempo si dilati, si sciolga e perda consistenza, proprio come accade nelle situazioni vissute con estrema lentezza.
                Come in molte opere di Dalí, anche il nostro Passito nasce da una realtà che si lascia sorprendere e trasformare. Dalí rendeva il tempo liquido, sospeso, quasi irreale; questo vino fa qualcosa di simile: concentra nel calice il tempo, il sole e la pazienza, restituendoli in una forma intensa e inaspettata. Un sorso e, per un istante, la realtà può permettersi di essere un po’ surreale.»


                ESPERIENZA E ABBINAMENTI

                  • Qual è il “mood” o la situazione perfetta per stappare questa bottiglia?

                  A: «La versatilità di questa etichetta è incredibile, anche perché possiamo giocare con le temperature, le stagioni e i momenti. Può essere il miglior alleato per finire una cena romantica, così come un bel regalo per San Valentino, insieme a un mazzo di rose rosse, perfetto in inverno per una maratona della nostra serie tv preferita, abbinato ai tipici tozzetti.
                  In questa torrida estate lo stiamo servendo qualche grado in meno della temperatura di servizio raccomandata (14-16°C), perfetto per essere assaporato a bordo piscina mentre ci godiamo i nostri bellissimi tramonti umbri.»

                    • Oltre ai classici abbinamenti della tradizione, qual è l’abbinamento cibo-vino insolito che suggerisci per questo tuo nuovo passito?

                    A: «Il dolce unito alla struttura del nostro passito trova un connubio perfetto con alcuni piatti speziati della cucina orientale e mediorientale, penso ad esempio al cous-cous di carne, al tajine di manzo con prugne, al pollo al curry o all’anatra alla pechinese.»

                      • Come spiegheresti a chi dice “i vini dolci non mi piacciono” che il tuo passito è pronto a fargli cambiare idea?

                      A: «La dolcezza, che è presente ma non invadente, è solo una delle caratteristiche del nostro passito, il cui corpo, la persistenza e la parte aromatica creano un’esperienza sensoriale molto più complessa di un semplice vino dolce. Nella prima settimana di assaggi abbiamo già “convertito” una decina di scettici…»


                      ALTRE CURIOSITÀ

                        • Se dovessi descrivere la personalità di questa bottiglia usando solo tre aggettivi, quali sceglieresti?

                        A: «L’acronimo perfetto è Dolce, Elegante, Seducente (DES appunto).»

                          • Se questo vino potesse parlare, quali sarebbero i suoi degustatori preferiti?

                          A: «Chiunque si avvicini al vino con curiosità e mente aperta, lasciandosi guidare dalle emozioni più che dalle aspettative. Persone capaci di cogliere le sfumature, di lasciarsi sorprendere e di trasformare ogni calice in un momento di piacere da condividere. Oltre ovviamente ai fan dell’omonima canzone reggaeton…»


                          IL GRAN FINALE

                            • Hai le ultime 5 righe e un solo calice per convincere uno scettico: qual è la tua chiusura ad effetto?

                            A: «Non chiedo di credermi sulla parola. Chiedo solo di assaggiarlo. Perché un buon passito non ha bisogno di convincerti: ha bisogno di sorprenderti. Lascia che sia il primo sorso a parlare, che la sua dolcezza racconti la sua complessità e che ogni sfumatura faccia vacillare le tue certezze. Perché, a volte, per cambiare idea non servono grandi discorsi: basta un calice, un sorso alla volta.»

                          • And the Winner is… La Ciclovia del Trasimeno è la più bella d’Italia!

                            And the Winner is… La Ciclovia del Trasimeno è la più bella d’Italia!

                            In sella sulla Ciclabile più bella d’Italia

                            ​Immagina una strada che si snoda dolcemente tra vigneti, uliveti secolari, campi coltivati e il riflesso argenteo di un lago che sembra un mare tranquillo. Non è un sogno ad occhi aperti, ma l’esperienza reale che ti aspetta in Umbria. Con la recente conquista del prestigioso “Oscar del Cicloturismo” (l’Italian Green Road Award 2026), la Ciclovia del Trasimeno è stata ufficialmente incoronata come la pista ciclabile più bella d’Italia!
                            ​E non è difficile capirne il motivo: questo percorso non è solo una traccia su una mappa, ma un vero e proprio viaggio sensoriale che fonde turismo lento, natura incontaminata e borghi dal fascino millenario.

                            Un anello di 60 km alla portata di tutti

                            ​Dimentica le salite massacranti e il traffico stressante. La Ciclovia del Trasimeno è un itinerario ad anello di circa 60 chilometri che abbraccia l’intero perimetro del lago. Ieri la giuria ha premiato il perfetto connubio tra accessibilità, sostenibilità e valorizzazione culturale: è un percorso pensato per chi ama viaggiare senza fretta, perfetto per mountain bike, gravel e ideale anche per chi è alle prime armi grazie all’uso delle e-bike. A fare la differenza è stata proprio la capacità del progetto di unire la tutela della biodiversità del lago al rilancio dei piccoli borghi e delle tradizioni artigiane locali.
                            ​Pedalando lungo questo tracciato, la bicicletta si trasforma nello strumento ideale per assaporare il territorio passo dopo passo. Ti ritroverai a viaggiare su strade secondarie, sterrati ben battuti e sentieri dedicati, protetto e immerso in un paesaggio che cambia volto a ogni curva, offrendo anche scorci fotografici irripetibili.

                            ​Sport, storia e Borghi da cartolina

                            Ciò che rende unica questa ciclovia è la sua capacità di mettere in rete lo sport all’aria aperta con un patrimonio storico-culturale di altissimo livello. Lungo il tragitto, il ritmo della pedalata si sposa fluidamente con quello della storia nei borghi affacciati sul lago, tra cui ​Castiglione, dove puoi parcheggiare la bici per esplorare gli affreschi del Palazzo della Corgna e goderti il panorama dalla Rocca del Leone, ​Passignano, il borgo di pescatori per eccellenza, perfetto per fare una sosta rigenerante lungolago, o ​San Feliciano, conosciuto come il “paese dei tramonti”, con spettacoli cromatici serali che da soli valgono il viaggio.
                            ​Da questi pittoreschi approdi è facilissimo deviare dal percorso principale, imbarcando la bicicletta sui traghetti per esplorare l’Isola Polvese, un vero parco scientifico-didattico a cielo aperto, o l’Isola Maggiore, dove il tempo sembra essersi fermato tra le reti dei pescatori e l’antica tradizione del merletto.

                            Il respiro della Natura

                            Per gli amanti dell’ecoturismo e della natura, l’anello del Trasimeno è dunque un palcoscenico vivo. Attraversando le aree protette del Parco, ti muoverai tra distese di canneti, ninfee e boschi di querce. I tratti più selvaggi, lontani dall’asfalto, sono un paradiso assoluto anche per il birdwatching.
                            ​Qui il silenzio è rotto solo dal fruscio delle ruote e dallo sciabordio dell’acqua. È un’immersione totale in un ecosistema delicato, che l’Umbria sta valorizzando attraverso un modello di sviluppo pienamente sostenibile.

                            ​Perché mettersi in viaggio ora?

                            Vincere l’Oscar del Cicloturismo (il massimo riconoscimento italiano per la mobilità dolce) non è solo un vanto regionale, ma un invito formale a tutti i viaggiatori: è il momento di riscoprire il Cuore Verde d’Italia a una velocità diversa. Che tu stia programmando un weekend romantico, un’avventura sportiva in solitaria o una gita tra amici per disconnetterti dalla frenesia quotidiana, la Ciclovia del Trasimeno offre una tela bianca su cui disegnare la tua esperienza perfetta.
                            ​Preparati a riempirti gli occhi di pura meraviglia. Il percorso ciclabile più bello d’Italia ti sta aspettando. …ovviamente sempre insieme ai suoi ottimi vini! 😉

                          • 3 Medaglie d’oro al Grenache del Trasimeno: la sponda umbra del vino non è mai stata così brillante!

                            3 Medaglie d’oro al Grenache del Trasimeno: la sponda umbra del vino non è mai stata così brillante!

                            Il territorio del Trasimeno si conferma tra le realtà vitivinicole più interessanti nel panorama internazionale dedicato ai vitigni della famiglia Grenache! 
                            Un risultato di grande prestigio che testimonia la qualità raggiunta dai produttori del Trasimeno e il valore di un vitigno identitario, oggi sempre più apprezzato anche sui mercati internazionali.

                            Se pensi all’Umbria del vino, la mente solitamente vola innanzitutto ai rossi strutturati e densi del Sagrantino o ai bianchi affilati di Orvieto. A Maggio 2026, una notizia arrivata direttamente da Argelès-sur-Mer, nel cuore del Rossiglione francese, ha però rimescolato le carte della geopolitica del calice: il prestigioso concorso internazionale Grenaches du Monde 2026 ha assegnato ben 3 medaglie d’oro ai vini del Trasimeno: • Divina Villa Riserva 2022Cantina Duca della Corgna • C’OSA 2023Cantina Madrevite Plèstina 2024Cantina Pucciarella.
                            Sì, hai letto bene: il territorio che circonda il nostro lago ha fatto filotto in uno dei palcoscenici mondiali più selettivi dedicati a questa straordinaria famiglia di vitigni. Scorrendo la lista delle aziende premiate, noterai però un dettaglio particolare: sulle etichette c’è scritto spesso “Gamay”. Com’è possibile che un vino chiamato Gamay conquisti l’oro a un mondiale di Grenache? Mettiti comodo, perché qui la storia si trasforma in un affascinante giallo enologico.

                            Il grande equivoco identitario: il nostro Gamay è in realtà Grenache

                            Per comprendere a pieno questo trionfo internazionale, dobbiamo sfatare un mito che va avanti da secoli. Se ordini un Gamay in Francia, ti porteranno un rosso leggero e fruttato del Beaujolais (prodotto da uva Gamay Noir). Se lo ordini sulle sponde del nostro lago, nel bicchiere ti ritroverai qualcosa di completamente diverso: un vino elegante, vellutato, finemente speziato.
                            Il motivo è semplice: il Gamay del Trasimeno non è affatto Gamay. Si tratta di un errore di identificazione storico risalente probabilmente all’Ottocento (o, secondo suggestivi racconti locali, legato alle nozze seicentesche della nobile Eleonora Alarcón y Mendoza con il Duca della Corgna). Solo in tempi recenti, grazie alla mappatura genetica del DNA della vite, è emersa la verità incontestabile: questo vitigno è a tutti gli effetti un clone della gloriosa famiglia del Grenache. L’errato uso del nome Gamay nel Trasimeno, che nulla dunque ha a che vedere con il vero Gamay della Borgogna, è un esempio di come le denominazioni possano essere soggette a fraintendimenti e di come sia fondamentale fare chiarezza sulla vera identità delle varietà di uva per una corretta tutela e valorizzazione del patrimonio vitivinicolo locale.
                            Per non perdersi in questo misunderstanding storico e in questa bellissima babele enologica, ecco come viene chiamato lo stesso identico ceppo genetico in giro per l’Europa: in Sardegna è il Cannonau, in Veneto è Tai Rosso, nelle Marche viene chiamato Bordò, in Spagna è Garnacha, solo per citarne alcuni. Con 163.000 ettari di vigneti, il Grenache è il settimo vitigno più coltivato al mondo, ed è la varietà emblematica dei Paesi mediterranei.

                            Il Terroir del Trasimeno: perché il Grenache qui è unico?

                            La giuria del Grenaches du Monde 2026, composta da circa 80 esperti internazionali (tra cui enologi, sommelier e giornalisti di settore), degustando alla cieca i campioni umbri, non ha premiato solo una tecnica di cantina impeccabile, ma l’espressione liquida di un ecosistema pazzesco. Il Lago Trasimeno si comporta come un gigantesco termostato naturale: durante l’estate mitiga le ondate di calore diurne e, di notte, rilascia lentamente il calore accumulato. Questo garantisce una maturazione fenolica costante e perfetta. Inoltre, la pianta del Grenache possiede una spiccata natura isoidrica: è una formidabile risparmiatrice d’acqua, capace di chiudere i pori delle foglie durante i picchi di siccità per non disperdere umidità. È proprio questo microclima unico il vero segreto dietro le tre medaglie d’oro del 2026.
                            Il risultato nel calice, come mostra il suo colore vibrante, è un rosso rubino trasparente, dominato da note di piccoli frutti rossi, pepe nero e una freschezza dinamica. È un vino “gastronomico” per eccellenza: dimentica i rossi pesanti e stancanti; qui la parola d’ordine è scorrevolezza e finezza sartoriale.

                            Cosa significa questo trionfo per il presente e il futuro del nostro territorio?

                            Nel vasto e affascinante mondo del vino, pochi premi riescono a catturare l’attenzione di appassionati, professionisti e produttori come i riconoscimenti del Grenaches du Monde. Questo concorso, nato nel 2013, mira a promuovere la qualità e l’eccellenza dei vini a base di Grenache provenienti da diverse regioni del mondo, tra cui la Francia, la Spagna, l’Australia, gli Stati Uniti e altri paesi vitivinicoli. Le etichette, degustate alla cieca, vengono valutate secondo criteri di qualità, originalità, equilibrio e rappresentatività del vitigno, con un rigore assoluto nel processo di selezione. Partecipare significa mettere in mostra i migliori vini, ottenendo riconoscimenti che possono fare la differenza. 
                            Conquistare 3 medaglie d’oro in un’edizione di altissimo livello è il sigillo definitivo sul talento e sul lavoro dei nostri appassionati produttori. Il Grenache del Trasimeno non è più solo una “curiosità locale” da proporre ai turisti durante la stagione estiva, ma una realtà identitaria solida, contemporanea e straordinariamente in linea con le tendenze di consumo globali, che premiano vini meno estrattivi e più agili. Il rapporto tra il Grenache e il Lago Trasimeno rappresenta un esempio di come la passione per il vino e il rispetto per il territorio possano creare produzioni di grande qualità, capaci di raccontare una storia autentica e di affascinare winelovers e intenditori di tutto il mondo.

                            Per i produttori, il premio rappresenta molto più di un riconoscimento formale. È una vetrina importante per associare il proprio nome a un marchio di qualità riconosciuto a livello mondiale, ma il valore non si limita all’aspetto commerciale: si tratta infatti anche di un importante momento di scambio e di crescita. La partecipazione implica un’analisi approfondita del prodotto, un confronto con altre eccellenze e l’opportunità di apprendere nuove tecniche, tendenze e approcci alla vinificazione. Questo stimola l’innovazione e la ricerca di sempre nuovi equilibri tra tradizione e modernità, tra rispetto della terra e creatività enologica.

                            E non dimentichiamo: il premio contribuisce a rafforzare l’immagine della regione di provenienza. Un vino vincitore del Grenaches du Monde diventa un ambasciatore del suo territorio, contribuendo alla promozione del patrimonio enologico locale. Questo aspetto è fondamentale nel contesto di un mercato in cui i consumatori sono sempre più interessati alle storie e alle origini dei prodotti che acquistano.

                            Quali sono i migliori abbinamenti gastronomici per il Trasimeno Gamay o Grenache del Trasimeno?

                            Il nostro Trasimeno Gamay ha una dote rara che ogni appassionato di cibo adora: è un rosso camaleontico. Grazie a tannini gentili, a una spiccata acidità e a quel bouquet di piccoli frutti rossi e pepe nero tipico della famiglia dei Grenache, riesce a superare indenne la classica barriera che separa i piatti di pesce dai rossi strutturati. Questo lo rende un jolly pazzesco, capace di muoversi agilmente tra le ricette secolari dei pescatori umbri e le complessità aromatiche della cucina internazionale.

                            1. La Tradizione locale: i piatti della cucina lacustre
                            Nelle trattorie e nei ristoranti tipici affacciati sul lago, l’abbinamento tra questo rosso e il pesce d’acqua dolce è un fatto naturale. I pesci di lago, spesso caratterizzati da carni grasse, succulente e saporite, esigono un vino fresco che pulisca il palato senza sovrastare la delicatezza del pescato. Alcuni esempi? Il Tegamaccio del Trasimeno è la storica zuppa locale a base di pesci di lago (anguilla, persico, luccio, tinca, ecc.) cotti lentamente in un tegame di terracotta con pomodoro, aglio, olio extravergine e peperoncino. La vibrante freschezza del Gamay sgrassa perfettamente la texture oleosa dell’anguilla, mentre la sua nota pepata si fonde a meraviglia con il piccante del sugo. Abbiamo poi la Carpa Regina in porchetta, un piatto monumentale in cui la carpa viene cotta al forno e farcita con il classico battuto della porchetta umbra: finocchietto selvatico, aglio, strutto e abbondante pepe nero. Qui il vino gioca di specchio: le note di macchia mediterranea e le spezie del Grenache richiamano il finocchietto della farcitura.

                            2. Il salto contemporaneo e la cucina internazionale
                            Se usciamo dai confini regionali, il profilo agile del Grenache del Trasimeno lo trasforma in un perfetto compagno di viaggio per la cucina fusion, dove la gestione di salse agrodolci, grigliate e spezie orientali mette spesso in crisi i vini troppo tannici o passati pesantemente in legno. Proviamo a fare degli abbinamenti…
                            La cucina Giapponese ad esempio, per gli spiedini di pollo yakitori glassati con la salsa tare (dolce e sapida), trova nel Trasimeno Gamay giovane un alleato ideale, poiché il frutto del vino bilancia la nota zuccherina. È perfetto anche con un tataki di tonno rosso in crosta di sesamo: il grasso del tonno e la tostatura del sesamo vengono ripuliti perfettamente dall’acidità scattante del vitigno.
                            Nella cucina Cinese, pensando all’Anatra alla Pechinese, la carne succulenta e grassa, unita alla tendenza dolce della salsa hoisin, richiede magari una versione Riserva del Trasimeno Gamay: i tannini, leggermente più evoluti ma sempre setosi, assecondano la struttura del piatto senza appesantirlo.
                            Pensando alla cucina Messicana, nei tacos al Pastor (carne di maiale marinata con spezie, achiote e peperoncini dolci) servita con ananas fresco, le note fruttate del nostro Grenache dialogano splendidamente con la dolcezza dell’ananas, mentre la freschezza del sorso attenua la vampa del peperoncino sul palato.

                            Il trucco del sommelier
                            Se decidi di abbinare il Trasimeno Gamay giovane al pesce, servilo leggermente rinfrescato, intorno ai 14°C-15°C. Questo piccolo accorgimento termico esalterà la fragranza del frutto rosso e renderà il sorso incredibilmente scattante e piacevole.

                            Copyright © Strada del Vino Colli del Trasimeno
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                          • Le grandi Donne del Lago Trasimeno

                            Le grandi Donne del Lago Trasimeno

                            La storia del Lago Trasimeno non è fatta solo di condottieri e papi, ma è profondamente segnata da figure femminili straordinarie: donne di potere, artiste malinconiche, nobildonne visionarie e artigiane geniali che hanno saputo tessere trame di cultura e innovazione sociale. Queste donne, alcune nate qui e altre “rapite” dalla bellezza del lago, hanno lasciato un’impronta indelebile che ancora oggi si respira tra i vicoli dei borghi e le sponde d’argento.

                            Ecco solo alcune delle protagoniste che hanno fatto la storia del Trasimeno:

                            1. Maria Maddalena della Corgna: la “Signora” del Marchesato
                            Zia del celebre Ascanio della Corgna, fu la vera amministratrice occulta del Marchesato di Castiglione del Lago nel XVI secolo. Mentre il nipote era impegnato in battaglie e duelli in tutta Europa, fu Maria Maddalena a gestire la politica interna, l’economia e l’abbellimento del Palazzo Ducale.
                            A lei si deve l’atmosfera raffinata e colta che trasformò Castiglione in una piccola corte rinascimentale, frequentata da artisti e letterati. Fu una donna di polso, capace di muoversi tra le rigide gerarchie dello Stato della Chiesa.

                            2. Vittoria Aganoor Pompilij: la Poetessa del Lago
                            Vittoria Aganoor è forse la figura più poetica e tragica legata al Trasimeno. Di origini armene, si trasferì a Monte del Lago dopo il matrimonio con il deputato perugino Guido Pompilij.
                            Innamorata perdutamente di questi orizzonti, Vittoria scrisse gran parte delle sue liriche più mature osservando il lago dalla sua villa. Il Trasimeno divenne per lei specchio dell’anima, luogo di ispirazione e, infine, scenario del suo tragico destino: morì a Perugia nel 1910 a causa di un intervento chirurgico, seguita poche ore dopo dal marito che, incapace di vivere senza di lei, si tolse la vita proprio sulla riva del lago.
                            Villa Aganoor a Monte del Lago resta oggi uno dei luoghi più suggestivi, monumento a un amore assoluto e a una sensibilità letteraria che ha cantato la bellezza del Trasimeno come nessun altro.

                            3. Eleonora de Mendoza: la Duchessa ribelle
                            Figura di spicco del Seicento, Eleonora de Mendoza fu Duchessa di Castiglione del Lago e sposa di Fulvio II della Corgna. Di nobili origini spagnole, portò alla corte lacustre il rigore e l’eleganza degli Asburgo, ma anche un temperamento indomito (e anche le prime piccole viti del nostro Trasimeno Gamay).
                            In un’epoca di intrighi e passaggi di potere, Eleonora cercò con forza di mantenere il prestigio della famiglia, gestendo con intelligenza diplomatica i rapporti tesi con lo Stato della Chiesa. La sua presenza è ancora evocata negli affreschi e nelle sale del Palazzo Ducale di Castiglione, dove il suo gusto internazionale lasciò un segno indelebile.

                            4. Elena Guglielmi: la nobile visionaria del pizzo 
                            Agli inizi del ‘900, all’Isola Maggiore, si compì una rivoluzione sociale al femminile. La Marchesa Elena Guglielmi ebbe l’intuizione di portare sull’isola una tecnica di ricamo raffinata, il Pizzo d’Irlanda, per dare lavoro alle donne locali. Elena non si limitò a finanziare la scuola, ma istituì una vera rete commerciale, portando i ricami delle donne del Trasimeno nelle esposizioni di Roma e Parigi, trasformando le umili figlie dei pescatori in artigiane di lusso stimate a livello europeo, con nità e un’indipendenza economica allora impensabili. Ancora oggi, camminando sull’isola, si possono vedere le donne lavorare al tombolo davanti alle porte di casa.

                            5. Romeyne Robert Ranieri di Sorbello: l’audacia dell’imprenditoria femminile
                            Nobile di origine anglo-americana, fu una figura chiave dell’imprenditoria femminile in Umbria a inizio ‘900. Villa del Pischiello a Passignano sul Trasimeno, “luogo di delizie” settecentesco con giardino all’italiana, fu sede della Scuola di Ricami Ranieri di Sorbello da lei fondata, un atelier che ha promosso l’emancipazione femminile offrendo lavoro alle donne locali delle zone di Passignano e Tuoro, ottenendo salari, formazione e scuole per i loro figli.

                            6. Anita Belleschi Grifoni: la pioniera dell’artigianato umbro
                            Erano gli anni ’20 del secolo scorso quando, a Panicale, Anita ebbe l’intuizione di recuperare e perfezionare un’antica tecnica di ricamo su tulle, fondando la scuola-laboratorio “Ars Panicalensis“. Il suo merito fu duplice, artistico e sociale: trasformando un ricamo semplice in un’arte raffinata, offrì contestualmente a centinaia di donne del borgo l’opportunità di lavorare e rendersi indipendenti.
                            Oggi il Museo del Tulle di Panicale porta il suo nome, custodendone i disegni originali e i preziosi manufatti.

                            7. Margherita da Cortona: tra devozione e leggenda
                            Sebbene vissuta a Cortona, ma nata a Laviano di Castiglione, Santa Margherita è intrinsecamente legata alle sponde del Trasimeno. La leggenda narra che fu proprio tra i boschi che circondano il lago che Margherita ebbe la conversione, dopo il ritrovamento del corpo dell’amante ucciso. Molti dei miracoli a lei attribuiti si svolsero nei borghi rivieraschi, e il suo culto è ancora fortissimo in tutta l’area settentrionale del lago, dove è vista come la protettrice degli umili e di chi cerca riscatto.

                            8. Anna Fendi: la stilista mecenate
                            In epoca moderna, non si può non nominare Anna Fendi nel contesto di Greppolischieto. Come abbiamo visto, la stilista ha dedicato gran parte della sua vita e della sua sensibilità estetica al recupero di questo borgo abbandonato.
                            Il suo contributo va oltre il restauro architettonico, in quanto ha saputo dimostrare come la moda e la conservazione del patrimonio storico possano camminare insieme per ridare vita a luoghi dimenticati.

                            9. Andreana: la pastorella dei miracoli
                            A Mongiovino, la figura di Andreana è sospesa tra storia e leggenda. Questa bambina, che nel 1513 portava le greggi al pascolo, fu la testimone dell’apparizione mariana che portò alla costruzione di uno dei santuari più belli d’Italia. La sua figura rappresenta la voce degli “ultimi” che, nel contesto rurale umbro, diventano protagonisti della storia sacra e architettonica della regione.

                            Le Donne della Pesca: una forza collettiva
                            Non si può chiudere questa lista senza onorare la memoria collettiva delle donne della pesca, figure che raccontano un lago colto, fiero e instancabile. Oltre ai singoli nomi, la storia del Trasimeno è fatta infatti da migliaia di donne anonime. Per secoli, mentre gli uomini uscivano in barca, sono state loro il motore economico del Trasimeno: rammendavano le reti, pulivano il pesce, lo vendevano nei mercati trasportando pesanti ceste sulla testa fino a Perugia. Una forza silenziosa a cui il Museo della Pesca di San Feliciano rende oggi il giusto e doveroso omaggio dedicando loro ampi spazi.

                          • L’Umbria del Vino 2026: il concorso enologico regionale. Vineria del Carmine, Berioli e Montemelino i nostri vincitori

                            L’Umbria del Vino 2026: il concorso enologico regionale. Vineria del Carmine, Berioli e Montemelino i nostri vincitori

                            Un viaggio sensoriale tra tradizioni, territori e grandi interpretazioni enologiche, dove ogni sorso parla di Umbria.

                            C’è un’Umbria che si racconta attraverso il vino. 
                            L’Umbria del Vino è l’unico concorso regionale riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste: un palcoscenico d’eccellenza dove tradizione e innovazione si incontrano in ogni calice. Un evento che celebra il territorio, la sua storia e il lavoro di chi, ogni giorno, porta nel calice l’anima dell’Umbria.

                             

                            Il racconto dell’edizione 2026

                            Anno dopo anno, questo concorso si conferma una vetrina d’eccezione per il talento e la qualità del territorio. Giunto alla sua quinta edizione, l’evento continua a dare voce ai sogni, alle storie e alle passioni custodite nei calici delle cantine umbre, un racconto fatto di tradizione, visione e amore per la terra, dove ogni etichetta diventa espressione di un’identità autentica e irripetibile.
                            Questa nuova edizione ha celebrato ancora una volta le piccole e medie realtà che rendono l’Umbria un mosaico di eccellenze enologiche, capaci di conquistare i palati e ispirare chi le incontra.

                            Nell‘Umbria del Vino il tempo rallenta, i gesti diventano memoria e ogni sorso racconta la genuinità di una terra che sa accogliere. Tra parole condivise, sorrisi spontanei e silenzi pieni di significato, il vino continua a essere il nostro linguaggio più vero. Perché L’Umbria del Vino non è solo un concorso, ma un viaggio: un invito a scoprire il nostro patrimonio enogastronomico, a portarlo oltre i confini regionali e a vivere l’Umbria attraverso i suoi sapori, i suoi paesaggi e la sua anima. Un’occasione speciale per ritrovare territori, produttori e interpretazioni che rendono unica questa terra.

                             

                            Cosa c’è davvero dietro alle degustazioni?

                            Dietro ogni assaggio c’è una storia fatta di scelte, attese e dettagli.
                            C’è chi osserva il cielo per mesi, chi controlla le vigne all’alba, chi assaggia, corregge, riprova.
                            C’è la pazienza di lasciare che il tempo faccia il suo lavoro e il coraggio di fermarsi solo quando il vino racconta esattamente ciò che deve.
                            Quando si degusta, non si analizza solo un profumo o un colore: si incontrano il lavoro, la visione e la passione di chi quel vino lo vive ogni giorno.
                            Ogni nota aromatica è un pezzo di percorso, ogni sfumatura è una scelta, ogni sorso è un frammento di territorio.
                            L’Umbria del Vino 2026 celebra proprio questo: la verità dietro il calice.

                             

                            I soggetti promotori del concorso

                            L’Umbria del Vino è promosso dalla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura dell’Umbria, in collaborazione con la Regione Umbria, le associazioni di rappresentanza degli agricoltori Coldiretti Umbria, Confagricoltura Umbria e Cia Umbria, il 3A Parco tecnologico agroalimentare dell’Umbria, l’Associazione regionale Strade del Vino e dell’Olio dell’Umbria e Confcooperative Umbria.

                             

                            I pareri e le opinioni

                            Federico Sisti, Segretario Generale della Camera di Commercio dell’Umbria, sottolinea come il vino umbro abbia una grandissima possibilità di imporsi ancora di più sul mercato. La missione è quella di portarlo laddove i consumatori possano apprezzarne le qualità, facendo leva soprattutto sul settore della ristorazione, con l’obiettivo di creare un ponte tra i produttori e i ristoratori attraverso una maggiore presenza dei vini umbri nelle carte dei vini dei ristoranti, prima in Umbria e poi in tutta Italia.

                            Giorgio Mencaroni, Presidente della CamCom, tiene a ricordare come fin dal 2021 l’Umbria del Vino sia stato uno dei pochi concorsi enologici riconosciuto a valenza nazionale dal Ministero delle Politiche Agricole. Quest’anno si è raggiunto il record assoluto in termini di cantine partecipanti e vini proposti, segno evidente di un ampio riconoscimento dei risultati valutati dalla commissione e del suo sapiente lavoro. 

                            È Maurilio Chioccia, enologo e capo panel della commissione, a specificare come vengano rigorosamente seguite delle procedure specifiche per tutelare l’anonimato di tutti i campioni fin dal loro ricevimento in magazzino, dove vengono smistati, coperti e numerati, secondo regole uniformi a livello europeo che garantiscono il corretto svolgimento del concorso. La Commissione di degustazione, composta da 7 membri, esprime le valutazioni su apposite schede secondo il metodo di analisi sensoriale “Union Internationale des Oenologues”.

                            Secondo Pietro Marchi, Presidente AIS Umbria, i concorsi possono contribuire a migliorare la qualità dei vini, e un concorso ben strutturato come questo, valutato da un panel qualificato e sfaccettato (composto da tecnici degustatori, enologi, esperti del settore vinicolo, sommelier, specialisti nell’ambito della comunicazione e della ristorazione), è sicuramente da stimolo per i produttori e deve essere letto come una lente di ingrandimento sui territori e sulle denominazioni. L’Umbria è una terra ricca di varietà di vitigni importanti e identitari che ne costituiscono il patrimonio ampelografico e che quindi raccontano al meglio la nostra regione.

                            Sulla stessa scia, la riflessione di Francesca Granelli, giornalista enogastronomica: «Il vino oggi non è solamente un elemento strutturale della cultura agroalimentare, ma un vero e proprio simbolo e identità di un territorio: è presente nelle tavole, è presente come gesto ricorrente, entra a far parte della storia stessa di una tradizione, di un luogo. Tutto questo ovviamente vale anche per l’Umbria, che ha un grande potenziale agricolo e i cui prodotti sono famosi in ogni parte d’Italia. Il consumatore oggi è molto attento e selettivo, alla ricerca della qualità, dell’unicità e della riconoscibilità dei prodotti; ecco perché i vitigni autoctoni stanno via via prendendo uno spazio sempre più importante, con l’Umbria che beneficia di un buon posizionamento e di un ottimo potenziale.»

                            Costruttiva e di ampio respiro l’opinione di Fabrizio Croce, Assessore al Turismo del Comune di Perugia: «L’amministrazione comunale di Perugia si colloca con grande attenzione e rispetto lungo i percorsi dell’Umbria del Vino. Si tratta di un comparto che rappresenta un pezzo di economia del territorio molto importante, ma soprattutto è un comparto che porta un insieme di saperi, tradizioni, gusti e colori che arricchiscono l’immaginario e quell’enorme patrimonio anche immateriale che rappresenta uno degli elementi di attrazione del nostro territorio. Saremo quindi sempre presenti ai tavoli in cui si cerca di valorizzare questo comparto sia in chiave economica che in chiave turistica.»

                             

                            CHI SONO I NOSTRI VINCITORI

                            Tra le oltre 57 cantine partecipanti e i 184 vini presentati, tre sono le cantine vincitrici tra i soci della Strada del Vino Colli del Trasimeno: Chiesa del Carmine (Perugia), Berioli (Magione) e Montemelino (Tuoro)!

                            I vini premiati sono stati svelati durante la cerimonia di premiazione del 24 Febbraio:

                            “INDIGENO” Trebbiano Umbria IGT 2023 – Azienda Chiesa del Carmine di Jeremy Sinclair
                            Premio Vino Biologico
                            Un pluripremiato Trebbiano in purezza presente nella carta dei vini di alcuni dei migliori ristoranti del mondo.

                            • Vitigno: Trebbiano 100%
                            • Colore: Giallo dorato
                            • Profumo: fruttato, regala al naso aromi di erbe e pomodoro tipicamente varietali; fini note di idrocarburi tipiche della varietà
                            • Gusto: al palato regala pienezza, mineralità, sapidità e lunga persistenza
                            • Gradazione alcolica: 13.5%
                            • Abbinamenti consigliati: antipasti di pesce, carni bianche, formaggi di media stagionatura, risotti e pasta preparati con condimenti cremosi. Perfetto anche come aperitivo. Abbinamento umbro suggerito: pasta alla Norcina, strangozzi al tartufo nero, strangozzi al ragù bianco di cinghiale.

                             

                            “SPERELLO” Vinsanto Colli del Trasimeno DOC 2019 – Cantina Berioli
                            2° classificato Categoria Vini Dolci
                            Un eccezionale passito che matura in botte di rovere per circa 4 anni, con addizione di lievito madre.

                            • Vitigno: Grechetto e Trebbiano
                            • Colore: ambra brillante
                            • Profumo: al naso sprigiona note dolci di uvetta, dattero, fico secco, albicocca e miele di castagno
                            • Gusto: l’assaggio è sorretto da una piacevolissima freschezza. Grande persistenza gusto-olfattiva
                            • Gradazione alcolica: 15% vol.
                            • Abbinamenti consigliati: abbinato storicamente al classico Cantuccio o Tozzetto della tradizione umbra-toscana, è ottimo anche con torte di mele, sfogliate di frutta e crostate di marmellata di fico o albicocca. Si rivela, però, davvero particolare e suggestivo se accostato a formaggi erborinati.

                             

                            “GIOVANOTTO” Trasimeno Gamay DOC 2024 – Cantina Montemelino
                            2° classificato Categoria Rossi DOC
                            Una Grenache da bere giovane anche a temperatura leggermente fresca.

                            • Vitigno: Trasimeno Gamay
                            • Colore: rosso rubino scarico e brillante
                            • Profumo: ciliegia e pesca bianca
                            • Gusto: croccante e fresco in bocca, con una bella presa tannica e balsamica
                            • Gradazione alcolica: 14,5% vol.
                            • Abbinamenti consigliati: piatti della tradizione a base di pesce di lago.

                          • Sostenibilità e innovazione: la Bandiera Verde Agricoltura CIA 2025 sventola sulla Strada del Vino del Trasimeno

                            Sostenibilità e innovazione: la Bandiera Verde Agricoltura CIA 2025 sventola sulla Strada del Vino del Trasimeno

                            Il Premio Bandiera Verde Agricoltura della CIA, istituito nel 2003, rappresenta uno dei riconoscimenti più prestigiosi nel settore agricolo italiano. Celebra l’eccellenza e l’innovazione delle realtà agricole che si distinguono per sostenibilità, qualità e impegno ambientale.

                            Tra le due uniche aziende umbre premiate a livello nazionale con la Bandiera Verde Agricoltura Italiana c’è la nostra Agricola Casaioli, uno dei fiori all’occhiello della Strada del Vino Colli del Trasimeno, che si è distinta per innovazione e valorizzazione del patrimonio rurale.

                            Nel panorama agricolo, la sostenibilità e l’innovazione sono ormai elementi fondamentali per garantire un futuro prospero e rispettoso dell’ambiente. In questo contesto, il riconoscimento della Bandiera Verde premia le migliori esperienze dell’agricoltura italiana e celebra ogni anno le realtà che si distinguono per innovazione e valorizzazione del patrimonio enogastronomico e rurale. Il premio si propone di incentivare l’adozione di pratiche sostenibili, contribuendo così alla tutela del territorio, alla riduzione dell’impatto ambientale e alla promozione di prodotti di qualità, incoraggiando un’agricoltura più responsabile e rispettosa del patrimonio naturale e culturale del nostro Paese.

                            Il nostro Giacomo Casaioli ha ricevuto il premio durante la solenne cerimonia che si è tenuta lo scorso 6 novembre nella Sala della Regina di Montecitorio a Roma. La sua azienda, situata alle porte di Fontignano, un piccolo borgo a metà strada tra il lago Trasimeno e Perugia, in un terroir già di per sé vocato alla produzione di vini di qualità, è attiva da oltre 20 anni e rappresenta una risposta concreta alle sfide del ricambio generazionale. Negli anni, l’Azienda Casaioli ha saputo infatti evolversi coniugando tradizione, innovazione e sostenibilità. Oggi, alla terza generazione, incarna i valori della ruralità autentica, puntando sulla qualità delle produzioni e sull’integrazione con il territorio. I suoi punti cardine sono l’allevamento della pregiata razza Chianina con alimentazione completamente ogm-free (con animali allevati seguendo il disciplinare I.G.P. “Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale”), la produzione di olio extravergine di oliva, l’ampliamento vitivinicolo avviato proprio da Giacomo nel 2014 con vitigni locali e internazionali, e la gestione di 60 ettari di seminativo per produrre cereali destinati a mangimi. Infine, ma non meno importante, l’uso dell’e-commerce, in particolare con lo shop-online, a rappresentare un ulteriore elemento di successo delle scelte aziendali.
                            Un progetto vincente, in definitiva, dove sapere, tradizione, territorio e nuove tecnologie commerciali digitali sono in un equilibrio perfetto permettendo a Casaioli di essere insignita del prestigioso premio Agri-WEB.

                            La Bandiera Verde va proprio ai candidati che sanno dimostrare concretamente un impegno che va oltre la produzione. I requisiti essenziali includono la storia e le azioni messe in campo. Un riconoscimento nazionale dunque molto importante, quello ricevuto da Giacomo, in quanto il premio CIA nasce come vero e proprio strumento di storytelling per il settore primario, un premio che celebra un’agricoltura innovativa e capace di fare la differenza. Un momento di grande visibilità che permetterà all’Azienda Casaioli di accrescere il suo prestigio, aumentare la sua credibilità sul mercato e attrarre nuovi clienti, grazie anche alla comunicazione e alla promozione legate alla vittoria, quella di un’azienda che fa dell’innovazione una scelta di rispetto, su un territorio che reinventa se stesso. Un’Umbria agricola che non si arrende, che semina futuro, ogni giorno, e che si conferma protagonista non solo della filiera agroalimentare, ma del valore culturale dell’intero territorio.

                             

                          • I premi ai migliori vini di Corciano Castello diVino 2025

                            I premi ai migliori vini di Corciano Castello diVino 2025

                            È un verdetto sempre molto atteso, quello che ogni anno a Corciano Castello DiVino decreta i migliori vini del Trasimeno tra quelli proposti dalle cantine partecipanti all’evento, in un percorso sensoriale itinerante tra i suggestivi vicoli del borgo che promuove e valorizza la qualità delle nostre eccellenze vitivinicole. 
                            È un momento sospeso tra aspettativa e curiosità, per un racconto che invita chi guarda oltre la bottiglia a riconoscere nel vino una narrazione condivisa, quella di un territorio che sceglie di valorizzarsi insieme, in una mappa ideale che collega terroir, tecnica e passione.

                            I premi 2025 ai vini in concorso sono stati assegnati, sulla base di una degustazione bendata, da una giuria tecnica composta da Jacopo Cossater (giornalista enogastronomico), Giulia Celeschi (Sommelier Degustatore AIS) e Nicole Schubert (caporedattrice alla redazione di Winenews), mentre la giuria popolare dei tanti winelovers partecipanti ai tre giorni dell’evento ha decretato il premio alla miglior cantina partecipante.

                            Ed ecco dunque il podio per ogni categoria, tra ottime riconferme e piacevoli new entries:

                             

                            Miglior Bollicina:

                            1) Futura della Cantina Madrevite: un primo posto che riconferma la qualità e l’eccellenza di questo Spumante a base di Trebbiano Spoletino prodotto con Metodo Ancestrale. Un Brut Nature fresco, profondo e cremoso, dal perlage fine e persistente. Un vino iconico con note di frutta bianca e lieviti, che ben si presta ad abbinamenti con preparazioni a base di pesce e carni bianche. Un’etichetta ispirata al Futurismo, un inno alle innovazioni e al dinamismo.
                            2) Mon Père della Cantina Carini: uno Spumante Metodo Classico Brut Nature, Blanc de blancs prodotto 100% da uve Chardonnay. Dal sapore fresco e vivace e dal perlage fine e persistente, ha una spinta floreale inebriante, con sentori di brioche francese, pane appena sfornato, note di agrumi, mela verde e una sottile mineralità. Perfetto abbinato a primi piatti di pesce e crostacei, risotto allo zafferano, fritto all’italiana, tartare di chianina con tartufo nero, ma ideale anche come aperitivo.
                            3) X /Šar/ della Cantina Casali del Toppello: un Metodo Classico DOC Colli del Trasimeno ottenuto anch’esso da uve Chardonnay 100%. Con le sue bollicine dalla grana finissima, lo spumante di Alessandro regala sensazioni che ricordano la brioche francese e il pane appena sfornato, uniti a sentori agrumati e ad una piacevolissima freschezza. Il nome? Una bella curiosità anche questa: Šar significa “dieci” in lingua etrusca.

                             

                            Miglior Rosso:

                            1) Oscano della Cantina Carini: un rosso elegante e speziato, risultato di un blend biologico di Trasimeno Gamay e Sangiovese. Al naso, presenta note di frutta rossa e spezie dolci. In bocca è morbido, armonico, pieno, ed elegante. Un abbinamento ideale con primi piatti a base di carne come una lasagna al forno o tagliatelle al sugo d’oca, zuppe di legumi, carne alla griglia, formaggi semistagionati.
                            2) Divina Villa della Cantina Duca della Corgna: un Trasimeno Gamay in purezza (100% Grenache) color rosso rubino con profondi toni violacei, dal profumo di frutta fresca di sottobosco e spezie fini. Un rosso intenso ideale su carni bianche salsate e selvaggina di piccola taglia.
                            3) Trasimeno Gamay della Cantina Pucciarella: la nostra Grenache in grande spolvero dato che anche al terzo posto troviamo un altro Trasimeno Gamay 100%. Dal colore rosso rubino tendente al porpora, al naso sprigiona fragranti note di frutta rossa, come lampone e fragola, e profumi di erba appena tagliata, con chiusura su sentori floreali di garofano. In bocca è fresco e appagante.

                             

                            Miglior Rosato:

                            1) Rosato della Cantina Poggio Santa Maria: un Sangiovese DOC con delicate note di fragola, prugna, marasca, rosmarino, salvia e pepe rosa. In bocca risulta sapido e fresco, per un ottimo abbinamento con sughi di pesce di lago e carne di maiale.
                            2) Martavello della Cantina Duca della Corgna: un rosato ottenuto da uve 100% Trasimeno Gamay, dal colore rosa brillante con leggere sfumature violacee. Profumi intensi di rosa e frutti rossi, con una delicata presenza di spezie mediterranee. Un rosé dal sapore fresco, minerale, sapido e persistente.
                            3) Le Cupe della Cantina Carini: sentori di ribes, melograno, pompelmo e lamponi per questo fragrante rosato ancora una volta 100% Trasimeno Gamay. Colore affascinante, rosa tenue molto luminoso. Ideale su antipasti e primi piatti di verdure dell’orto o di pesce, carpacci di chianina o tartàre di tonno.

                             

                            Miglior Bianco:

                            1) Il ReMinore della Cantina Madrevite: un Trebbiano Spoletino fresco, vibrante, profondo e con la spiccata complessità tipica del vitigno. Al naso, la presenza di frutti bianchi e agrumi è arricchita da raffinate note minerali. Abbinamento ideale per antipasti e preparazioni a base di pesce e carni bianche.
                            2) Poggio Canneto della Cantina Carini: un “must sempreverde” ottenuto con un blend di Chardonnay e Pinot Bianco. Dal profumo ricco e ampio di frutta bianca e miele di acacia, ha un sapore secco, armonico ed elegante. Un bianco fine e complesso ideale da abbinare a torte rustiche di verdure, preparazioni a base di pesce nobile e carni bianche.
                            3) Arsiccio della Cantina Pucciarella: uno Chardonnay in purezza con una carica olfattiva e gustativa di particolare pregio. Sprigiona profumi intensi e persistenti di frutta fresca esotica, come papaya, ananas, mela gialla, ed una piacevole nota boisé. Asciutto, caldo e armonico, ben si presta come vino a tutto pasto.

                             

                            Premio come Miglior cantina partecipante 2025 assegnato dalla giuria popolare alla Cantina Carini!

                             

                            Tra degustazioni guidate, piatti tipici in taverna, street food, arte, musica, masterclass tematiche, convegni, sport e iniziative benefiche, Corciano si è riconfermata il salotto buono del weekend per mettere in mostra le nostre migliori eccellenze. Qui, le etichette più rappresentative del Lago Trasimeno hanno trovato uno spazio naturale, intimo eppure dinamico, capace di coniugare raffinatezza e spontaneità.
                            L’atmosfera coinvolgente di Corciano, uno dei nostri Borghi più belli d’Italia, ha fatto dunque ancora una volta da cornice perfetta ad una delle manifestazioni più importanti del panorama regionale in ambito enoturistico, per un invito che si rinnova di anno in anno a guardare oltre il calice e a riconoscere in ogni sorso un dialogo con il territorio.

                          • Biglietto unico Musei del Trasimeno Terre del Perugino

                            Biglietto unico Musei del Trasimeno Terre del Perugino

                            𝟔 𝐛𝐨𝐫𝐠𝐡𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢, 17 ingressi, 𝐢𝐧𝐟𝐢𝐧𝐢𝐭𝐢 𝐭𝐞𝐬𝐨𝐫𝐢 𝐞 𝐮𝐧 𝐮𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐛𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞𝐭𝐭𝐨.

                            Se ami l’arte e la cultura, ecco un’idea perfetta per la tua vacanza intorno al Lago Trasimeno.

                            Con il biglietto Integrato “Terre del Perugino“, puoi dimenticare lo stress di fare file o biglietti diversi e concentrarti solo sulla bellezza.
                            Un vero e proprio passaporto per l’arte, la storia e l’artigianato locale che unisce sei perle del territorio, a due passi dal Lago Trasimeno.

                            Inoltre, la validità è di 90 giorni, il che significa che puoi visitarli con tutta la calma che desideri, un borgo alla volta!

                            Organizza il tuo itinerario, rallenta il ritmo e lasciati conquistare dalle Terre del Perugino.

                            Ecco dove ti porterà questo viaggio speciale:

                            🎨 CITTÀ DELLA PIEVE: patria del Perugino, dove perdersi tra i vicoli color mattone, Palazzo della Corgna, la Rocca Perugina e i capolavori del Maestro nell’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi e nel Museo civico-diocesano di Santa Maria dei Servi.
                            🏰 CORCIANO: uno dei borghi più belli d’Italia, un castello medievale intatto sospeso nel tempo. Qui avrai accesso all’Antiquarium, al Museo della Casa Contadina, al Museo della Pievania e al Centro espositivo sulla cultura medievale e rinascimentale del Torrione.
                            🐟 MAGIONE: tra il fascino del Castello dei Cavalieri di Malta, la Torre dei Lambardi e il suggestivo Museo della Pesca.
                            🌿 PACIANO: un piccolo gioiello cinto da mura dove scoprire il “TrasiMemo“, la banca della memoria artigiana.
                            🎭 PANICALE: una terrazza naturale sul Trasimeno con il suo ottocentesco Teatro Caporali, il Museo del Tulle, la Chiesa di San Sebastiano e il Museo dei Paramenti e arredi sacri.
                            🔥 PIEGARO: dove la storia prende forma nel bellissimo e unico Museo del Vetro, all’interno di un’antica vetreria.

                             

                            Informazioni utili:

                            • Prezzo: 12,00 € intero / 9,00 € ridotto convenzionati / Gratis: bambini fino a 6 anni e persone con disabilità.
                            • Validità: 90 giorni dall’acquisto.
                            • Acquistabile direttamente nei punti museali e negli uffici turistici del circuito.

                            Per maggiori info e prenotazioni:
                            prenotazioni@sistemamuseo.it

                          • Strada del Vino on the road: i vini del Trasimeno in trasferta in Toscana

                            Strada del Vino on the road: i vini del Trasimeno in trasferta in Toscana

                            Chiuso un evento, eravamo già in preparativi per il successivo! 
                            Il 10 Agosto scorso abbiamo infatti varcato di un po’ i confini regionali e siamo stati ospiti in occasione di Calici di Stelle 2025 nella suggestiva location della Fortezza di Poggibonsi, per far conoscere i nostri vini agli amici toscani.

                            Il Comune di Poggibonsi, in piena Val d’Elsa, quest’anno ha infatti scelto la nostra Strada del Vino come ospite speciale! I vini delle nostre cantine hanno fatto bella mostra di sé lungo i suggestivi camminamenti della Fortezza Medicea, in una città di importanza strategica dal punto di vista dell’enoturismo, dato il suo storico indissolubile legame al mondo del vino. Una località che non è infatti solo un punto di passaggio per turisti in cerca di bellezze artistiche e paesaggistiche, ma anche un vero e proprio scrigno di tradizioni vinicole in grado che attrae ogni anno numerosi winelovers e che la rende a pieno titolo una meta ambita per amanti del vino provenienti dall’Italia e dall’estero.

                            Abbiamo trovato un’accoglienza calorosa, grazie al sindaco Susanna Cenni e all’assessore al turismo Lisa Valiani (sotto in foto con la nostra Beatrice) che ci hanno fatto una gradita visita presso il nostro stand, ma soprattutto grazie all’impegno impeccabile e professionale degli amici sommelier della FISAR Val d’Elsa, con cui avevamo iniziato un rapporto di collaborazione durante la scorsa edizione di “Calici e Tulipani” a Castiglione del Lago.

                            Partecipare a questo evento ha dunque rappresentato per noi un’importante vetrina in un territorio così vicino e tanto frequentato dagli appassionati di buon vino. Poter entrare in contatto con un bacino di utenza così importante è stata una preziosa occasione per la promozione delle nostre eccellenze, raccontare le loro storie e le esperienze da vivere intorno al Lago Trasimeno.

                          • Trasimeno Music Festival

                            Trasimeno Music Festival

                            Dal 26 Giugno al 2 Luglio 2025

                            Concerti estivi in Umbria e sulle rive del Lago Trasimeno

                            Annoverato dalla stampa estera e nazionale come ”uno dei più prestigiosi festival in Europa” e come “uno dei migliori festival musicali in Italia”, nel 2025 il Trasimeno Music Festival giunge alla sua 20° edizione.

                            Per otto giorni, si alterneranno sul palco interpreti di fama internazionale e giovani talenti della musica classica, in un’atmosfera intima e coinvolgente. Un’esperienza musicale unica, capace di affascinare un pubblico attento e appassionato.

                            Consulta qui il programma dettagliato dell’evento.