Il borgo di Montecolognola

Antico castello medievale tra assedi militari, miracoli religiosi e opere d’arte contemporanea Montecolognola è una piccola frazione del Comune di Magione situata in cima ad un colle da cui è possibile ammirare un suggestivo panorama sul Lago Trasimeno.Dell’antico castello sono visibili ancora oggi la cinta muraria di forma ellittica, parte dei torrioni e l’imponente doppia porta di accesso al borgo. Nell’abitato all’interno delle mura, le strade e le case sono poste in maniera parallela rispetto all’asse viario principale del paese. Il toponimo del borgo deriva da due termini di origine latina: il vocabolo Mons, che significa appunto “Monte”, e Colonia, che indica una stazione di coloni, ma è traducibile anche con “fattoria, masseria, piccola possessione”. Montecolognola racconta una storia abbastanza turbolenta: l’area fu abitata fin dall’epoca Romana (indicativamente dal 300 a.C.), ma le prime costruzioni risalgono al XIII secolo, quando i servi dell’ospedale di San Giovanni Pian di Carpine acquistarono questo territorio dal vescovo di Perugia e vi costruirono un oratorio e delle abitazioni. Da questo momento in poi però, il borgo fu oggetto di una pesante sequenza di assedi e distruzioni: già nel 1261 il Comune di Perugia, su richiesta di papa Alessandro IV, attaccò Montecolognola e ne distrusse praticamente il nucleo originario. Nel secolo successivo, subì ben due importanti assedi: il primo da parte di Pietro Tarlati, Signore di Arezzo e Sansepolcro, che nel 1334 distrusse Montecolognola (i Perugini non la presero benissimo e a loro volta, nello stesso anno, attaccarono Sansepolcro); il secondo, una ventina di anni più tardi, da parte di Bartolomeo Casali, Signore di Cortona, che tentò invano di conquistare il castello, in quanto la guarnigione a difesa della fortezza e gli abitanti resistettero in maniera eroica, costringendo Casali alla ritirata. Nel 1643 però Montecolognola si arrese senza colpo ferire, lasciando entrare Ferdinando II Granduca di Toscana che saccheggiò il borgo e rubò addirittura la campana conservata nella chiesa parrocchiale, opera di Giovanni da Montone, che il Granduca regalo poi alla città di Bibbiena.   La Chiesa di Santa Maria Annunziata e Gerardo Dottori nella cappella di Santa LuciaAll’interno del borgo, meritevole di una visita è la Chiesa di Santa Maria Annunziata. Originariamente orientata trasversalmente rispetto ad oggi, si tratta di una chiesa quasi quadrata. Conserva brani di affreschi risalenti al XIII-XIV sec. tra cui un frammento pittorico dedicato alla storia di San Giuliano l’Ospitaliere. Una grande pala affrescata sulla parete destra della chiesa raffigura l’Annunciazione tra i Santi Pietro e Paolo, di epoca tardoquattrocentesca. Particolare degno di nota all’interno della Cappella di Santa Lucia è poi un dipinto del 1949 di Gerardo Dottori, il più importante pittore perugino rappresentante del Futurismo, con alcuni episodi della vita della Santa e scorci lacustri e collinari della campagna umbra. Il Santuario della Madonna delle FontanelleFuori dalle mura castellane, qualche centinaio di metri più a valle, si trova inoltre il Santuario di Santa Maria delle Fontanelle. La chiesa fu costruita nel 1508 sul luogo di una sorgente considerata taumaturgica e che ora è inglobata in un vano nella parte sottostante l’abside.Il miracolo legato al santuario racconta di una bambina a cui comparve la Madonna mentre era intenta ad attingere acqua da una fonte (che si trovava nel luogo dove poi fu eretta la chiesa). Tornata a casa, raccontò dell’apparizione, ma venne derisa dalla maggioranza della popolazione che le chiese di dar prova di ciò che diceva. Tornata alla fonte, la bambina confidò l’incredulità della gente alla Vergine che le disse di riempire un recipiente e collocarlo rovesciato sulla testa. Al suo rientro con la brocca piena nonostante fosse rovesciata, tutti credettero all’apparizione e si prodigarono per costruire la chiesa.  

Greppolischieto e l’antica Città di Fallera

Completamente immersa nella natura, circondata da boschi di elci, querce e castagni, Greppolischieto sorge a 657 metri s.l.m. ed è una vera e propria terrazza naturale, un piccolo gioiello fortificato dove il tempo sembra essersi fermato.Il centro storico è caratterizzato da edifici in pietra e piccoli vicoli che si aprono su piazzette molto suggestive. Negli anni ’70, la stilista romana Anna Fendi acquistò alcuni edifici del borgo e Greppolischieto fu sottoposto ad una massiccia opera di restauro. Le origini sono molto misteriose, non si hanno notizie certe riguardo la nascita del borgo; tuttavia, un primo nucleo abitato nella zona era la cosiddetta Città di Fallera, un insediamento primitivo di cui oggi rimangono solo dei ruderi.Greppolischieto, per la sua posizione sopraelevata, fu da sempre oggetto di interesse di tanti poteri locali e tra XI e XII secolo fu addirittura conteso aspramente tra i territori di Marsciano e di Orvieto. Come poi spesso succede nelle storie più leggendarie, fu la terza parte a prevalere e il borgo passò sotto l’influenza di Perugia, sotto cui rimase davvero molti anni. Nel 1380, i Perugini tra l’altro iniziarono una sostanziale opera di restauro del borgo costruendone le mura di cinta e rendendo Greppolischieto non più una villa quindi un piccolo centro abitato, ma un castrum, un borgo fortificato, in quanto appunto considerato una postazione strategica per difendere il contado circostante.Nel secolo successivo, intorno al 1470, Greppolischieto versava già però in cattive condizioni e la popolazione viveva in un forte stato di indigenza. Per aiutare l’economia locale, Perugia decise di esentare dalle tasse gli abitanti per cinque anni, senza ottenere però i risultati sperati: progressivamente da quel periodo il borgo iniziò a perdere abitanti, tant’è che nel 1817 divenne talmente poco abitato e talmente piccolo che lo Stato Pontificio (che si era nel frattempo sostituito a Perugia nel dominio della zona) decise di accorpare Greppolischieto al Comune di Piegaro, così come risulta ancora oggi.   Dell’antico castello risultano ben visibili e molto ben conservate le mura fortificate che si aprono in un unico punto in direzione nord-est in cui troviamo un arco a sesto acuto.Fuori dalle mura del borgo, era collocata l’antica Chiesa parrocchiale dedicata a San Lorenzo che risulta accatastata fin degli inizi del XIV secolo. Nel 1571, il delegato apostolico decise di facilitare gli abitanti e di trasferire il titolo di parrocchiale alla chiesa di Santa Maria Maddalena che si trovava all’interno dell’abitato e che pertanto ereditò il nome di Son Lorenzo dall’antica parrocchiale. La chiesa, di pianta rettangolare, è sostenuta da quattro grandi arcate ed è costituita da un’unica navata con una piccola cappella contenente il fonte battesimale. Ai lati dell’altare sono presenti i simulacri di San Giuseppe e della Vergine Maria. L’interno conserva un affresco che rappresenta La Vergine con Bambino accanto ai santi Sebastiano e Antonio Abate e, nella porzione absidale, anche una piccola grotta ad imitazione della grotta della Madonna di Lourdes.

Santuario della Madonna dell’Oliveto

A Passignano, uno dei santuari rinascimentali tra i più importanti dell’Umbria. La Chiesa fu innalzata sul finire del ‘500 grazie alle elemosine ed al lavoro gratuito dei fedeli, forse utilizzando il materiale del diroccato monastero di San Vincenzo che sorgeva poco distante.Secondo la tradizione, il nome deriverebbe da un’immagine miracolosa di una madonnuccia votiva che, trovandosi originariamente sulle rive del lago, era soggetta a frequenti inondazioni; per salvarla dalle acque, venne dunque spostata sopra un ramo di ulivo. La Madonna in trono con Angeli, attribuita ad uno stretto collaboratore del Caporali, fu poi collocata in una nicchia al centro dell’altare maggiore, dove si trova ancora oggi. Il tempio è a croce latina con la navata scandita da tre altari per parte arricchiti da stucchi secenteschi cheracchiudono pitture manieriste umbro-toscane (come l’Incoronazione della Vergine di Virgilio Nucci del 1589 e l’Annunciazione di Salvio Savini). Altri due altari sono situati nei bracci del transetto su cui poggia la cupola. Il grande altare maggiore del 1603 si ispira al disegno michelangiolesco della facciata di San Lorenzo a Firenze ed è decorato in cromie azzurre, grigie ed oro riprese poi nell’organo che sovrasta la porta d’accesso. Nella sacrestia, è stata allestita un’esposizione di pregevoli arredi lignei, tessuti di uso liturgico, oreficeria, ceramiche ed ex voto.Il portale e la facciata sono in pietra serena. La realizzazione della facciata fu possibile grazie all’intervento del Duca della Corgna che, costretto a fuggire in barca da Castiglione, attribuì proprio all’intercessione della Madonna l’essere scampato sano e salvo da una burrasca, approdando proprio qui davanti.

Monte Ruffiano e la “Torre delle Streghe”

Nel Comune di Passignano sul Trasimeno, poco dopo il paese di San Vito, una monumentale rocca dal profilo sinistro e affascinante padroneggia il meraviglioso paesaggio sottostante: il castello di Monte Ruffiano.Del suo antico fasto, oggi non rimane che un rudere costituito solo dal cassero e da una torre piegata dall’incuria e circondata da una fitta boscaglia. Tutte le costruzioni accessorie che circondavano l’edificio principale, legate alle attività produttive durate fino alla fine dell’Ottocento, sono praticamente scomparse. La torre, monca del terzo piano, crollato con il passare del tempo, conserva però ancora il piano terra che ospitava una chiesa dedicata a Santo Stefano, di cui resta ancora ben visibile il lastricato in pietra originale. Il castello, costruito intorno all’anno 1000, era una delle varie rocche che servivano alla difesa di Perugia lungo la vicina e famosa “Via Toscana”, unica via che all’epoca collegava il centro Italia con il Settentrione. L’evento più importante che sancì il quasi completo abbandono del castello fu la guerra Barberina (o guerra di Castro) del 1643, quando a seguito dell’arrivo delle truppe del Granduca Ferdinando II, Passignano fu ceduta al granducato di Toscana e il castello perse sostanzialmente tutti i suoi abitanti, restando fino all’800 solo centro di culto per l’adorazione di una tela di Sant’Antonio. Vecchie leggende popolari narrano ancora oggi di sinistre presenze. Monte Ruffiano nasconde infatti delle leggende particolarmente interessanti, alimentate soprattutto dall’isolamento del luogo. In passato, durante la Settimana Santa, si narra che i contadini della zona vedessero provenire da questo luogo una fitta processione di lumi, resa ancor più spaventosa dall’oscurità della notte.Anche i crocicchi delle vie erano ritenuti i luoghi magici per eccellenza: un altro fatto molto curioso è legato infatti ad un piccolo incrocio, situato vicino alla torre, chiamato “incrocio delle streghe”: secondo un’altra leggenda, la notte di San Giovanni (24 Giugno), alcune streghe si radunavano in questo punto per tenere una sorta di convegno, da cui anche la denominazione di “Torre delle streghe”. Sull’origine del nome così particolare di Monte Ruffiano, sono state fatte molte ipotesi: la prima ha come sfondo una leggenda amorosa tra un giovane ragazzo e una bellissima donna, rapita e tenuta nascosta nella torre; gli incontri tra i due si protrassero per tempo finché il marito della donna, trovato infine il nascondiglio, decise di riportarla a casa.La seconda ricostruzione si deve invece alla sua collocazione geografica: la posizione rialzata permetteva alla guarnigione militare di stanza a Monte Ruffiano di ben osservare tutti i movimenti e gli spostamenti dei nemici, per anticipare eventuali attacchi.Una terza ipotesi lo legherebbe molto più semplicemente al nome romano Rufus, che era quello del proprietario del terreno in cui venne edificata questa prima torre fortificata.