Le grandi Donne del Lago Trasimeno

La storia del Lago Trasimeno non è fatta solo di condottieri e papi, ma è profondamente segnata da figure femminili straordinarie: donne di potere, artiste malinconiche, nobildonne visionarie e artigiane geniali che hanno saputo tessere trame di cultura e innovazione sociale. Queste donne, alcune nate qui e altre “rapite” dalla bellezza del lago, hanno lasciato un’impronta indelebile che ancora oggi si respira tra i vicoli dei borghi e le sponde d’argento. Ecco solo alcune delle protagoniste che hanno fatto la storia del Trasimeno: 1. Maria Maddalena della Corgna: la “Signora” del MarchesatoZia del celebre Ascanio della Corgna, fu la vera amministratrice occulta del Marchesato di Castiglione del Lago nel XVI secolo. Mentre il nipote era impegnato in battaglie e duelli in tutta Europa, fu Maria Maddalena a gestire la politica interna, l’economia e l’abbellimento del Palazzo Ducale.A lei si deve l’atmosfera raffinata e colta che trasformò Castiglione in una piccola corte rinascimentale, frequentata da artisti e letterati. Fu una donna di polso, capace di muoversi tra le rigide gerarchie dello Stato della Chiesa. 2. Vittoria Aganoor Pompilij: la Poetessa del LagoVittoria Aganoor è forse la figura più poetica e tragica legata al Trasimeno. Di origini armene, si trasferì a Monte del Lago dopo il matrimonio con il deputato perugino Guido Pompilij.Innamorata perdutamente di questi orizzonti, Vittoria scrisse gran parte delle sue liriche più mature osservando il lago dalla sua villa. Il Trasimeno divenne per lei specchio dell’anima, luogo di ispirazione e, infine, scenario del suo tragico destino: morì a Perugia nel 1910 a causa di un intervento chirurgico, seguita poche ore dopo dal marito che, incapace di vivere senza di lei, si tolse la vita proprio sulla riva del lago.Villa Aganoor a Monte del Lago resta oggi uno dei luoghi più suggestivi, monumento a un amore assoluto e a una sensibilità letteraria che ha cantato la bellezza del Trasimeno come nessun altro. 3. Eleonora de Mendoza: la Duchessa ribelleFigura di spicco del Seicento, Eleonora de Mendoza fu Duchessa di Castiglione del Lago e sposa di Fulvio II della Corgna. Di nobili origini spagnole, portò alla corte lacustre il rigore e l’eleganza degli Asburgo, ma anche un temperamento indomito (e anche le prime piccole viti del nostro Trasimeno Gamay).In un’epoca di intrighi e passaggi di potere, Eleonora cercò con forza di mantenere il prestigio della famiglia, gestendo con intelligenza diplomatica i rapporti tesi con lo Stato della Chiesa. La sua presenza è ancora evocata negli affreschi e nelle sale del Palazzo Ducale di Castiglione, dove il suo gusto internazionale lasciò un segno indelebile. 4. Elena Guglielmi: la nobile visionaria del pizzo Agli inizi del ‘900, all’Isola Maggiore, si compì una rivoluzione sociale al femminile. La Marchesa Elena Guglielmi ebbe l’intuizione di portare sull’isola una tecnica di ricamo raffinata, il Pizzo d’Irlanda, per dare lavoro alle donne locali. Elena non si limitò a finanziare la scuola, ma istituì una vera rete commerciale, portando i ricami delle donne del Trasimeno nelle esposizioni di Roma e Parigi, trasformando le umili figlie dei pescatori in artigiane di lusso stimate a livello europeo, con nità e un’indipendenza economica allora impensabili. Ancora oggi, camminando sull’isola, si possono vedere le donne lavorare al tombolo davanti alle porte di casa. 5. Romeyne Robert Ranieri di Sorbello: l’audacia dell’imprenditoria femminileNobile di origine anglo-americana, fu una figura chiave dell’imprenditoria femminile in Umbria a inizio ‘900. Villa del Pischiello a Passignano sul Trasimeno, “luogo di delizie” settecentesco con giardino all’italiana, fu sede della Scuola di Ricami Ranieri di Sorbello da lei fondata, un atelier che ha promosso l’emancipazione femminile offrendo lavoro alle donne locali delle zone di Passignano e Tuoro, ottenendo salari, formazione e scuole per i loro figli. 6. Anita Belleschi Grifoni: la pioniera dell’artigianato umbroErano gli anni ’20 del secolo scorso quando, a Panicale, Anita ebbe l’intuizione di recuperare e perfezionare un’antica tecnica di ricamo su tulle, fondando la scuola-laboratorio “Ars Panicalensis“. Il suo merito fu duplice, artistico e sociale: trasformando un ricamo semplice in un’arte raffinata, offrì contestualmente a centinaia di donne del borgo l’opportunità di lavorare e rendersi indipendenti.Oggi il Museo del Tulle di Panicale porta il suo nome, custodendone i disegni originali e i preziosi manufatti. 7. Margherita da Cortona: tra devozione e leggendaSebbene vissuta a Cortona, ma nata a Laviano di Castiglione, Santa Margherita è intrinsecamente legata alle sponde del Trasimeno. La leggenda narra che fu proprio tra i boschi che circondano il lago che Margherita ebbe la conversione, dopo il ritrovamento del corpo dell’amante ucciso. Molti dei miracoli a lei attribuiti si svolsero nei borghi rivieraschi, e il suo culto è ancora fortissimo in tutta l’area settentrionale del lago, dove è vista come la protettrice degli umili e di chi cerca riscatto. 8. Anna Fendi: la stilista mecenateIn epoca moderna, non si può non nominare Anna Fendi nel contesto di Greppolischieto. Come abbiamo visto, la stilista ha dedicato gran parte della sua vita e della sua sensibilità estetica al recupero di questo borgo abbandonato.Il suo contributo va oltre il restauro architettonico, in quanto ha saputo dimostrare come la moda e la conservazione del patrimonio storico possano camminare insieme per ridare vita a luoghi dimenticati. 9. Andreana: la pastorella dei miracoliA Mongiovino, la figura di Andreana è sospesa tra storia e leggenda. Questa bambina, che nel 1513 portava le greggi al pascolo, fu la testimone dell’apparizione mariana che portò alla costruzione di uno dei santuari più belli d’Italia. La sua figura rappresenta la voce degli “ultimi” che, nel contesto rurale umbro, diventano protagonisti della storia sacra e architettonica della regione. Le Donne della Pesca: una forza collettivaNon si può chiudere questa lista senza onorare la memoria collettiva delle donne della pesca, figure che raccontano un lago colto, fiero e instancabile. Oltre ai singoli nomi, la storia del Trasimeno è fatta infatti da migliaia di donne anonime. Per secoli, mentre gli uomini uscivano in barca, sono state loro il motore economico del Trasimeno: rammendavano le reti, pulivano il pesce, lo vendevano nei mercati trasportando pesanti ceste sulla testa fino a Perugia. Una forza silenziosa a cui il
L’Umbria del Vino 2026: il concorso enologico regionale. Vineria del Carmine, Berioli e Montemelino i nostri vincitori

Un viaggio sensoriale tra tradizioni, territori e grandi interpretazioni enologiche, dove ogni sorso parla di Umbria. C’è un’Umbria che si racconta attraverso il vino. L’Umbria del Vino è l’unico concorso regionale riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste: un palcoscenico d’eccellenza dove tradizione e innovazione si incontrano in ogni calice. Un evento che celebra il territorio, la sua storia e il lavoro di chi, ogni giorno, porta nel calice l’anima dell’Umbria. Il racconto dell’edizione 2026 Anno dopo anno, questo concorso si conferma una vetrina d’eccezione per il talento e la qualità del territorio. Giunto alla sua quinta edizione, l’evento continua a dare voce ai sogni, alle storie e alle passioni custodite nei calici delle cantine umbre, un racconto fatto di tradizione, visione e amore per la terra, dove ogni etichetta diventa espressione di un’identità autentica e irripetibile.Questa nuova edizione ha celebrato ancora una volta le piccole e medie realtà che rendono l’Umbria un mosaico di eccellenze enologiche, capaci di conquistare i palati e ispirare chi le incontra. Nell‘Umbria del Vino il tempo rallenta, i gesti diventano memoria e ogni sorso racconta la genuinità di una terra che sa accogliere. Tra parole condivise, sorrisi spontanei e silenzi pieni di significato, il vino continua a essere il nostro linguaggio più vero. Perché L’Umbria del Vino non è solo un concorso, ma un viaggio: un invito a scoprire il nostro patrimonio enogastronomico, a portarlo oltre i confini regionali e a vivere l’Umbria attraverso i suoi sapori, i suoi paesaggi e la sua anima. Un’occasione speciale per ritrovare territori, produttori e interpretazioni che rendono unica questa terra. Cosa c’è davvero dietro alle degustazioni? Dietro ogni assaggio c’è una storia fatta di scelte, attese e dettagli.C’è chi osserva il cielo per mesi, chi controlla le vigne all’alba, chi assaggia, corregge, riprova.C’è la pazienza di lasciare che il tempo faccia il suo lavoro e il coraggio di fermarsi solo quando il vino racconta esattamente ciò che deve.Quando si degusta, non si analizza solo un profumo o un colore: si incontrano il lavoro, la visione e la passione di chi quel vino lo vive ogni giorno.Ogni nota aromatica è un pezzo di percorso, ogni sfumatura è una scelta, ogni sorso è un frammento di territorio.L’Umbria del Vino 2026 celebra proprio questo: la verità dietro il calice. I soggetti promotori del concorso L’Umbria del Vino è promosso dalla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura dell’Umbria, in collaborazione con la Regione Umbria, le associazioni di rappresentanza degli agricoltori Coldiretti Umbria, Confagricoltura Umbria e Cia Umbria, il 3A Parco tecnologico agroalimentare dell’Umbria, l’Associazione regionale Strade del Vino e dell’Olio dell’Umbria e Confcooperative Umbria. I pareri e le opinioni Federico Sisti, Segretario Generale della Camera di Commercio dell’Umbria, sottolinea come il vino umbro abbia una grandissima possibilità di imporsi ancora di più sul mercato. La missione è quella di portarlo laddove i consumatori possano apprezzarne le qualità, facendo leva soprattutto sul settore della ristorazione, con l’obiettivo di creare un ponte tra i produttori e i ristoratori attraverso una maggiore presenza dei vini umbri nelle carte dei vini dei ristoranti, prima in Umbria e poi in tutta Italia. Giorgio Mencaroni, Presidente della CamCom, tiene a ricordare come fin dal 2021 l’Umbria del Vino sia stato uno dei pochi concorsi enologici riconosciuto a valenza nazionale dal Ministero delle Politiche Agricole. Quest’anno si è raggiunto il record assoluto in termini di cantine partecipanti e vini proposti, segno evidente di un ampio riconoscimento dei risultati valutati dalla commissione e del suo sapiente lavoro. È Maurilio Chioccia, enologo e capo panel della commissione, a specificare come vengano rigorosamente seguite delle procedure specifiche per tutelare l’anonimato di tutti i campioni fin dal loro ricevimento in magazzino, dove vengono smistati, coperti e numerati, secondo regole uniformi a livello europeo che garantiscono il corretto svolgimento del concorso. La Commissione di degustazione, composta da 7 membri, esprime le valutazioni su apposite schede secondo il metodo di analisi sensoriale “Union Internationale des Oenologues”. Secondo Pietro Marchi, Presidente AIS Umbria, i concorsi possono contribuire a migliorare la qualità dei vini, e un concorso ben strutturato come questo, valutato da un panel qualificato e sfaccettato (composto da tecnici degustatori, enologi, esperti del settore vinicolo, sommelier, specialisti nell’ambito della comunicazione e della ristorazione), è sicuramente da stimolo per i produttori e deve essere letto come una lente di ingrandimento sui territori e sulle denominazioni. L’Umbria è una terra ricca di varietà di vitigni importanti e identitari che ne costituiscono il patrimonio ampelografico e che quindi raccontano al meglio la nostra regione. Sulla stessa scia, la riflessione di Francesca Granelli, giornalista enogastronomica: «Il vino oggi non è solamente un elemento strutturale della cultura agroalimentare, ma un vero e proprio simbolo e identità di un territorio: è presente nelle tavole, è presente come gesto ricorrente, entra a far parte della storia stessa di una tradizione, di un luogo. Tutto questo ovviamente vale anche per l’Umbria, che ha un grande potenziale agricolo e i cui prodotti sono famosi in ogni parte d’Italia. Il consumatore oggi è molto attento e selettivo, alla ricerca della qualità, dell’unicità e della riconoscibilità dei prodotti; ecco perché i vitigni autoctoni stanno via via prendendo uno spazio sempre più importante, con l’Umbria che beneficia di un buon posizionamento e di un ottimo potenziale.» Costruttiva e di ampio respiro l’opinione di Fabrizio Croce, Assessore al Turismo del Comune di Perugia: «L’amministrazione comunale di Perugia si colloca con grande attenzione e rispetto lungo i percorsi dell’Umbria del Vino. Si tratta di un comparto che rappresenta un pezzo di economia del territorio molto importante, ma soprattutto è un comparto che porta un insieme di saperi, tradizioni, gusti e colori che arricchiscono l’immaginario e quell’enorme patrimonio anche immateriale che rappresenta uno degli elementi di attrazione del nostro territorio. Saremo quindi sempre presenti ai tavoli in cui si cerca di valorizzare questo comparto sia in chiave economica che in chiave turistica.» CHI SONO I NOSTRI VINCITORI Tra le oltre 57 cantine partecipanti e i 184 vini presentati, tre sono le cantine vincitrici
Il borgo di Montecolognola
Antico castello medievale tra assedi militari, miracoli religiosi e opere d’arte contemporanea Montecolognola è una piccola frazione del Comune di Magione situata in cima ad un colle da cui è possibile ammirare un suggestivo panorama sul Lago Trasimeno.Dell’antico castello sono visibili ancora oggi la cinta muraria di forma ellittica, parte dei torrioni e l’imponente doppia porta di accesso al borgo. Nell’abitato all’interno delle mura, le strade e le case sono poste in maniera parallela rispetto all’asse viario principale del paese. Il toponimo del borgo deriva da due termini di origine latina: il vocabolo Mons, che significa appunto “Monte”, e Colonia, che indica una stazione di coloni, ma è traducibile anche con “fattoria, masseria, piccola possessione”. Montecolognola racconta una storia abbastanza turbolenta: l’area fu abitata fin dall’epoca Romana (indicativamente dal 300 a.C.), ma le prime costruzioni risalgono al XIII secolo, quando i servi dell’ospedale di San Giovanni Pian di Carpine acquistarono questo territorio dal vescovo di Perugia e vi costruirono un oratorio e delle abitazioni. Da questo momento in poi però, il borgo fu oggetto di una pesante sequenza di assedi e distruzioni: già nel 1261 il Comune di Perugia, su richiesta di papa Alessandro IV, attaccò Montecolognola e ne distrusse praticamente il nucleo originario. Nel secolo successivo, subì ben due importanti assedi: il primo da parte di Pietro Tarlati, Signore di Arezzo e Sansepolcro, che nel 1334 distrusse Montecolognola (i Perugini non la presero benissimo e a loro volta, nello stesso anno, attaccarono Sansepolcro); il secondo, una ventina di anni più tardi, da parte di Bartolomeo Casali, Signore di Cortona, che tentò invano di conquistare il castello, in quanto la guarnigione a difesa della fortezza e gli abitanti resistettero in maniera eroica, costringendo Casali alla ritirata. Nel 1643 però Montecolognola si arrese senza colpo ferire, lasciando entrare Ferdinando II Granduca di Toscana che saccheggiò il borgo e rubò addirittura la campana conservata nella chiesa parrocchiale, opera di Giovanni da Montone, che il Granduca regalo poi alla città di Bibbiena. La Chiesa di Santa Maria Annunziata e Gerardo Dottori nella cappella di Santa LuciaAll’interno del borgo, meritevole di una visita è la Chiesa di Santa Maria Annunziata. Originariamente orientata trasversalmente rispetto ad oggi, si tratta di una chiesa quasi quadrata. Conserva brani di affreschi risalenti al XIII-XIV sec. tra cui un frammento pittorico dedicato alla storia di San Giuliano l’Ospitaliere. Una grande pala affrescata sulla parete destra della chiesa raffigura l’Annunciazione tra i Santi Pietro e Paolo, di epoca tardoquattrocentesca. Particolare degno di nota all’interno della Cappella di Santa Lucia è poi un dipinto del 1949 di Gerardo Dottori, il più importante pittore perugino rappresentante del Futurismo, con alcuni episodi della vita della Santa e scorci lacustri e collinari della campagna umbra. Il Santuario della Madonna delle FontanelleFuori dalle mura castellane, qualche centinaio di metri più a valle, si trova inoltre il Santuario di Santa Maria delle Fontanelle. La chiesa fu costruita nel 1508 sul luogo di una sorgente considerata taumaturgica e che ora è inglobata in un vano nella parte sottostante l’abside.Il miracolo legato al santuario racconta di una bambina a cui comparve la Madonna mentre era intenta ad attingere acqua da una fonte (che si trovava nel luogo dove poi fu eretta la chiesa). Tornata a casa, raccontò dell’apparizione, ma venne derisa dalla maggioranza della popolazione che le chiese di dar prova di ciò che diceva. Tornata alla fonte, la bambina confidò l’incredulità della gente alla Vergine che le disse di riempire un recipiente e collocarlo rovesciato sulla testa. Al suo rientro con la brocca piena nonostante fosse rovesciata, tutti credettero all’apparizione e si prodigarono per costruire la chiesa.
Natale a Corciano 2025, sulla scia dell’ape operaia

Suggestivi allestimenti, concerti, presepi viventi nelle frazioni, rassegne teatrali, presentazioni di libri, laboratori per bambini, zampognari per le vie del borgo, mostre e molto altro.Fil rouge di tutte le iniziative, l’immagine dell’ape operosa. Anche quest’anno, nel periodo natalizio, Corciano si trasformerà il borgo in un piccolo grande presepe a cielo aperto, con un programma di iniziative che intreccia storia, arte, educazione ambientale e partecipazione civica. Fulcro dell’evento, è proprio il suggestivo presepe monumentale che prende vita lungo i vicoli e le piazzette del centro storico. Le peculiari scene popolate dai numerosi personaggi a grandezza naturale, con mani e teste in terracotta e abiti in foggia medievale, donano al borgo un’atmosfera così incantata da dare l’impressione di percepire le voci e i rumori del mercato, degli artigiani e degli animali.Ogni anno il presepio racconta un tema diverso, sempre attuale, per indurre, oltre che ad ammirare, anche a riflettere. L’edizione di quest’anno celebra la ricchezza del creato e commemora la tutela della biodiversità, incarnate nell’immagine dell’”ape operosa”. Con tale messaggio viene, al contempo, anche reso omaggio all’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco. La tematica, affrontata nel corso di tutto il 2025 attraverso eventi e interventi nel territorio corcianese, tra cui la recente inaugurazione di un’oasi apistica nel borgo di Corciano, si configura come naturale compimento di un anno dedicato alla forte sensibilizzazione verso questioni sempre più attuali e incidenti sul futuro dell’umanità e di tutto il pianeta. L’ape non è solo l’insetto che genera miele, è l’anello senza il quale la catena biologica non produrrebbe fiori, piante, frutti, colori, cibo… vita! È l’emblema della ricchezza del Creato e della diversità biologica in tutte le sue forme: è il simbolo del nostro futuro. Ciò che rende questa piccola creatura così speciale non è solo il suo instancabile lavoro, ma anche il suo esempio di collaborazione. In una società dove ogni gesto conta, l’ape operosa ci insegna il valore del contributo individuale al bene comune e dell’impegno quotidiano. Corciano, in un tempo così complicato e delicato, intende inviare un messaggio di pace e un momento di positiva riflessione: “nelle cose più piccole, come il nostro borgo o la minuscola ape, possono celarsi infinite ricchezze, foriere di significati, valori e legami sui quali si sorregge l’intero mondo”. Le celebrazioni natalizie del 2025 costituiscono quindi un’occasione importante per alzare un grido di allarme sulle conseguenze degli atteggiamenti errati dell’uomo, ma anche una luce di speranza e un canto alla vita che apra le menti e il cuore all’apprezzamento e alla difesa di quanto di meraviglioso abbiamo intorno e che, spesso, nemmeno notiamo. Oltre a conservare e valorizzare le tradizioni, il programma natalizio si arricchisce quest’anno con alcune novità che renderanno ancora più coinvolgente la visita al borgo, tra cui videoproiezioni artistiche che illumineranno i principali monumenti del centro, trasformando le facciate in superfici dinamiche e poetiche e un concorso di scrittura rivolto agli studenti del territorio, dedicato al ruolo degli insetti impollinatori e alla loro salvaguardia. Legate al tema portante dell’ape anche due mostre: “Exsultet: canto alla Luce”, allestita presso la Chiesa Museo di San Francesco e “Sulle ali di una nuova armonia”, in Via Ballarini. Sfoglia qui tutto il programma dettagliato degli eventi
“Luci sul Trasimeno”: il tuo Natale di Magia sulle rive del Lago

Dove il cuore si scalda e gli occhi brillano… il Natale prende vita sull’acqua e diventa pura magia. Dal 6 Dicembre 2025 al 6 Gennaio 2026 torna “Luci sul Trasimeno”, il Natale speciale di Castiglione del Lago.Lasciati incantare dallo spettacolo unico dell’Albero di Natale più grande del mondo costruito sull’acqua! Nel dolce abbraccio delle colline che circondano il lago, si respira un’atmosfera di meraviglia e calore, come se ogni angolo custodisse un segreto, una storia antica fatta di luci scintillanti e melodie. È il periodo del Natale, quel momento in cui il mondo si colora di stupore e le tradizioni si risvegliano. Sulle sponde del Trasimeno, come ogni anno si accende un evento speciale: “Luci sul Trasimeno”. In un’atmosfera incantata e suggestiva, la magia del Natale si unisce alla bellezza naturale del lago: Castiglione del Lago si trasforma in una vera e propria città del Natale con spettacoli e attrazioni originali pensati per far divertire ed emozionare grandi e piccini, un rifugio di luci e sogni che accende il cuore di chiunque. Le vie del centro si illuminano di mille colori, gli stand di dolci e bevande calde invitano a lasciarsi avvolgere dal profumo di cioccolata calda, vin brulé e dolci tradizionali, le musiche natalizie risuonano tra le piazze e le vie del borgo. Protagonista indiscusso dell’evento è l’Albero di Natale più grande del mondo costruito sulle acque del lago, un’opera di ingegneria elettrica senza eguali, unica al mondo per complessità e bellezza. I numeri dell’albero dei record:1080 metri di lunghezza50 metri di larghezza166 pali portanti7165 metri di cavo2400 luci perimetrali250 lampade interne150 persone coinvolte nella sua costruzione100% energia elettrica da fonti rinnovabili Perché è cosi speciale?L’albero di Luci sul Trasimeno è un’opera unica del suo genere non solo per le sue impressionanti dimensioni e per la sua non replicabilità (può essere costruito, infatti, solo sulle acque poco profonde del lago Trasimeno), quanto per il suo essere, ogni volta, uno spettacolo diverso.La forma dell’albero, la sua intensità luminosa, i riflessi delle luci sull’acqua… tutto cambia a seconda della posizione da cui lo si osserva e dalle condizioni climatiche del momento.L’albero è visibile nelle sue proporzioni ideali solo dalla passeggiata che costeggia la Rocca Medievale, quindi solo dal “Percorso dell’albero”. ATTRAZIONI ED EVENTIOltre all’Albero di Natale, “Luci sul Trasimeno” offre una serie di attrazioni e eventi per grandi e piccini: Luci sul Trasimeno è dunque un insieme di esperienze, emozioni e occasioni di incontro, un momento di pura poesia, un’opportunità imperdibile per vivere e apprezzare la meraviglia del Lago in tutta la sua splendida essenza, che riflette le luci e i sogni di chi si ferma ad ammirare lo spettacolo.E se siete amanti della fotografia, portate la vostra macchina: lo scenario è spettacolare e merita di essere immortalato! Per le prossime festività dunque, venite a Castiglione, un luogo dove i sogni di Natale si realizzano, almeno per un attimo, in un abbraccio senza tempo. INFO UTILIBiglietto adulti €10 – Da 13 a 17 anni €5 – Gratuito fino a 12 anniOrario di apertura: 17:00/23:00
Strada del Vino on the road: i vini del Trasimeno in trasferta in Toscana

Chiuso un evento, eravamo già in preparativi per il successivo! Il 10 Agosto scorso abbiamo infatti varcato di un po’ i confini regionali e siamo stati ospiti in occasione di Calici di Stelle 2025 nella suggestiva location della Fortezza di Poggibonsi, per far conoscere i nostri vini agli amici toscani. Il Comune di Poggibonsi, in piena Val d’Elsa, quest’anno ha infatti scelto la nostra Strada del Vino come ospite speciale! I vini delle nostre cantine hanno fatto bella mostra di sé lungo i suggestivi camminamenti della Fortezza Medicea, in una città di importanza strategica dal punto di vista dell’enoturismo, dato il suo storico indissolubile legame al mondo del vino. Una località che non è infatti solo un punto di passaggio per turisti in cerca di bellezze artistiche e paesaggistiche, ma anche un vero e proprio scrigno di tradizioni vinicole in grado che attrae ogni anno numerosi winelovers e che la rende a pieno titolo una meta ambita per amanti del vino provenienti dall’Italia e dall’estero. Abbiamo trovato un’accoglienza calorosa, grazie al sindaco Susanna Cenni e all’assessore al turismo Lisa Valiani (sotto in foto con la nostra Beatrice) che ci hanno fatto una gradita visita presso il nostro stand, ma soprattutto grazie all’impegno impeccabile e professionale degli amici sommelier della FISAR Val d’Elsa, con cui avevamo iniziato un rapporto di collaborazione durante la scorsa edizione di “Calici e Tulipani” a Castiglione del Lago. Partecipare a questo evento ha dunque rappresentato per noi un’importante vetrina in un territorio così vicino e tanto frequentato dagli appassionati di buon vino. Poter entrare in contatto con un bacino di utenza così importante è stata una preziosa occasione per la promozione delle nostre eccellenze, raccontare le loro storie e le esperienze da vivere intorno al Lago Trasimeno.
